Bellanova (PD): “Codice rosso solo un bluff se nel frattempo si tagliano i fondi per i servizi territoriali e i centri antiviolenza”

640

Agenpress. “Alla violenza contro le donne si dice veramente basta se non si tagliano i fondi già stanziati dai precedenti governi, se si potenzia la rete dei servizi territoriali dove le donne vittime di violenza possono essere ascoltate, sostenute, accolte e protette, se si lavora per rafforzare in ogni modo l’occupazione femminile, se si implementa quanto già indicato nel Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, sostenuto da Maria Elena Boschi, frutto di uno straordinario lavoro congiunto con le associazioni, i centri antiviolenza, le regioni, i servizi territoriali”.

Così la Senatrice Teresa Bellanova a proposito di alcune dichiarazioni di Ministri Di Maio e Bonafede.

“Mentre da una parte si esalta questo nuovo provvedimento che vedrà la luce domani, il Codice rosso”, prosegue la Senatrice Bellanova, “dall’altra non risultano ancora trasferite alle Regioni le risorse stanziate dalla Legge di bilancio 2018 ai centri anti violenza e alle case rifugio, ripartite nel maggio scorso in Conferenza Stato Regioni. Un vulnus gravissimo che rischia di inficiare la continuità del lavoro e dell’impegno sui territori, mettendo concretamente a rischio la domanda di aiuto che quotidianamente arriva in quei luoghi.

Oltretutto”, dice ancora la Senatrice Bellanova, “nella legge di bilancio l’attuale Governo taglia di circa 500mila euro l’anno quanto già stanziato per il triennio 2019-2020-02021 nel Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Identico trattamento riserva al Piano nazionale antitratta, con un taglio pressoché identico. Inoltre ritocca al ribasso rispetto quanto previsto nel contratto di Governo per il Fondo per le vittime di reati intenzionali violenti e per gli orfani di femminicidio.

Dunque con una mano dà un Codice, ovvero una serie di obblighi a costo zero, e con l’altra toglie risorse e indebolisce l’azione dei servizi territoriali.

La violenza di genere e sessuale è una materia complessissima che non può essere ridotta solo ad alcuni aspetti. Velocizzare l’iter della denuncia, obbligare il pm ad ascoltare la donna, indicare massima priorità alla polizia giudiziaria nelle indagini è importante ma è solo uno degli anelli della catena e di fatto uno degli ultimi. Il punto è garantire alle donne quei supporti che rendano possibile arrivare a denunciare. Altrimenti si riduce la violenza di genere alla violenza sessuale e la violenza sessuale al solo aspetto giudiziario.

Noi rischiamo, le donne rischiano, di disperdere il lavoro importante fatto in questi anni da parlamento e governo. Un passo indietro devastante per contrastare veramente la violenza di genere e sostenere donne e minori”.