Luigi Di Maio e i lavoratori a nero del padre. Aduc. Ha più volte innalzato la ghigliottina

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Agenpress – Maximilien Robespierre, l’Incorruttibile, finì, come è noto, sotto la mannaia della ghigliottina, dopo averci mandato quelli che considerava nemici.

Nella Bibbia c’è un passo nel quale Dio punisce i figli per le colpe dei padri.

La nostra Costituzione, all’articolo 27, sancisce: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.”

Ricordiamo tutto ciò per la nota vicenda che ha coinvolto il vicepremier Luigi Di Maio: un operaio afferma di essere stato assunto in “nero” dal padre del vicepremier e di essere stato indotto a tacere quando subì un incidente per evitare problemi al suo datore di lavoro.

A tal proposito il vicepremier Di Maio ha dichiarato: “Mio padre è mio padre, forse ha sbagliato, e dai suoi errori prendo le distanze, ma resta mio padre”.

Alla memoria, però, ci sovvengono la frase che fu pronunciata da Luigi Di Maio sui politici colpevoli a prescindere, solo perché indagati, la violenta campagna contro alcuni avversari politici, i cui genitori erano indagati dalla magistratura e, ultimamente, la richiesta di rinuncia alla candidatura a Sindaco di un esponente del M5S, che si era fatto fotografare con il marito di una nipote del boss Provenzano. Beninteso, il candidato è incensurato e non è indagato.

Insomma, il vicepremier Di Maio ha più volte innalzato la ghigliottina, a sistema, per combattere i propri avversari, ora la ghigliottina, mediatica s’intende, è pronta per lui, ovviamente, non c’è un Dio che gli attribuisca le colpe di suo padre ma c’è la Costituzione che lo garantisce.

Sarebbe opportuno, infine, che il Di Maio ricordasse la frase del famoso romanzo di Ernest Hemingway: “Non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”.

Forse, dopo questa esperienza, il vicepremier Di Maio, avrà imparato a non chiedere per chi suoni la campana; esperienza che auspichiamo non la vivano altri esponenti, governativi e non, del M5S, usi a ritenere che la campana, a morte, suoni sempre per gli altri.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc