Strasburgo. La Corte Europea chiude senza sentenza e archivia il ricorso di Berlusconi

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Agenpress – Non si saprà mai se obbligando Silvio Berlusconi a lasciare il suo seggio in Senato nel 2013, e impedendogli di presentarsi come candidato alle elezioni, comprese quelle dello scorso 4 marzo, in base a quanto previsto dalla legge Severino, l’Italia abbia violato o no i suoi diritti. Come chiesto dal leader di Forza Italia la Corte europea dei diritti umani ha deciso di chiudere il suo ricorso contro il modo in cui gli è stata applicata la legge Severino, senza una sentenza. Quindi senza dire se i diritti dell’ex premier sono stati violati o no.

“La Corte decide di cancellare la causa dal ruolo”. Diciassette giudici, diciannove avvocati, un apparato enorme e costoso di cancellieri, interpreti e addetti stampa, e soprattutto cinque anni di attesa. Tutto inutile. Il tentativo di Silvio Berlusconi di avere a Strasburgo la giustizia che non ritiene di avere avuto in Italia si infrange contro i ritmi biblici della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che in questo caso – come in molti altri – non è riuscita a prendere una decisione in tempo utile perché avesse ancora un senso.

Per la Corte, “non ci sono le condizioni per continuare il procedimento” ritenendo che “non vi sia alcuna circostanza speciale riguardante il rispetto dei diritti dell’uomo”. Nella breve decisione della ‘Grand Chambre’ della Corte di Strasburgo, presieduta dalla tedesca Angelika Nussberger, i giudici ricordano che il 27 luglio del 2018, Berlusconi aveva informato la Corte della sua intenzione di non persistere nel ricorso e aveva egli stesso chiesto che il ricorso venisse cancellato dal ruolo. In quell’occasione, Berlusconi aveva messo in evidenza che, data la sua riabilitazione in Italia, un’eventuale sentenza della Corte di Strasburgo non avrebbe avuto “alcun effetto utile” essendo già venuta meno la sua incandidabilità e non potendosi stabilire “alcun risarcimento adeguato” per la perdita del mandato di senatore.