Kenya. Silvia è stata costretta ad indossare il “niqab per non farla riconoscere”

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Agenpress – Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya, “è stata costretta a indossare un niqab” che lascia scoperti solo gli occhi, e i sequestratori “le mettono fango sul viso e sulle mani” per non farla riconoscere. La giovane, secondo le stesse fonti, è tenuta in ostaggio a Malindi, dove i rapitori “le hanno tagliato le treccine”.

Nella giornata di ieri erano filtrate voci su una sua “imminente” liberazione, che purtroppo non hanno ancora trovato conferme ufficiali. A Garsen, oltre 100 chilometri a nord di Malindi, sede della base di polizia ‘Tana Delta’ dove opera il centro di coordinamento dell’operazione, i militari keniani supportati da agenti dell’intelligence italiana stringono sempre di più il cerchio attorno ai rapitori, stremati da giorni di clandestinità nella foresta circostante.

Secondo le fonti, “e’ naturale che i rapitori abbiano fatto questo, perché si trovano in una zona a prevalenza musulmana caratterizzata dalla presenza di tribù di origini somale, tra cui gli ‘Orma’ a cui appartengono i sequestratori. Si tratta di comunità’ dedite alla pastorizia e all’agricoltura nelle quali il niqab è molto diffuso.

Giorni fa, l’emittente keniana Ntv aveva riferito che alcuni abitanti della zona costiera, dove è stata rapita Silvia, “hanno visto la volontaria italiana con i suoi rapitori”. Gli abitanti “delle comunità di Garsen e Bombi, coinvolti nelle ricerche, si sono addentrati nella foresta”, ha affermato la tv. Intanto, la situazione sul campo lascia intuire – spiegano alcuni osservatori – che l’operazione per la liberazione della ragazza è entrata in uno stadio avanzato.

A Garsen, oltre 100 chilometri a nord di Malindi, sede della base di polizia ‘Tana Delta’ dove opera il centro di coordinamento dell’operazione, i militari keniani supportati da agenti dell’intelligence italiana stringono sempre di più il cerchio attorno ai rapitori, stremati da giorni di clandestinità nella foresta circostante.

Si ipotizza che la banda, secondo alcune fonti nella foresta ci sarebbero più di tre persone a tenere in ostaggio Silvia, volesse tentare la fuga attraversando il fiume Tanta, o forse navigandolo, verso le regioni somale dominate dagli Shabaab, uno dei pochi gruppi terroristici africani ancora legato ad Al Qaeda.