Di Maio. Parla il papà Antonio. “Chiedo scusa per gli errori commessi alla mia famiglia e agli operai”

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Agenpress – “Sono un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori”, ripete più volte, cercando di allontanare definitivamente ogni ombra da suo figlio. Quanto a quel debito, che l’Agenzia di Riscossione (prima Equitalia) non ha mai riscosso in dieci anni- Non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Non vi era altra strada che chiudere. Ma non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori”.

E’ quanto ha detto  Antonio Di Maio, il padre del vicepremier e ministro M5S Luigi, a quasi un mese di distanza dalle prime notizie che lo hanno riguardato, debutta sul social con due cartelle fitte da leggere (“Sono molto emozionato”). Ed offre la sua versione sulle vicende abusi edilizi, operai in nero e debito da 176mila euro contratto con lo Stato.

“I miei figli non c’entrano nulla con tutto questo, ho nascosto i miei errori per non perdere la loro stima. Chiedo scusa per quello che ho commesso sia alla mia famiglia sia agli operai”. A parlare è il papà di Luigi Di Maio, Antonio, in un video su Facebook nel quale racconta la sua verità a proposito delle vicende relative alla sua azienda.

“Io ho certamente commesso degli errori – spiega nel video il padre del vicepremier -, delle leggerezze di cui mi prendo tutte le responsabilità e, come ho già detto, sono pronto a rispondere dei miei errori, ma dovete lasciar stare la mia famiglia”. E, continua: “Essere un piccolo imprenditore non è facile soprattutto quando le commesse non vengono pagate, c’è crisi, e a volte si ha paura di non andare avanti. Ho sbagliato a prendere lavoratori in nero, per carità, ma l’ho fatto perché in quel momento non trovavo altra soluzione a una situazione difficile“.

“Come scritto da mia cugina, non potendo attaccare l’onestà, la trasparenza e il coraggio di Luigi, ecco che sono partiti gli attacchi spropositati verso la sua famiglia, pur di screditarlo e togliergli la voglia di andare avanti. Cosa che, se conosco mio figlio, non succederà – ha detto ancora Di Maio senior nel video di scuse -. Luigi a volte ha dato una mano in azienda, come fanno tanti figli con i padri, e ci sono tanti documenti che lo provano: lui li ha già pubblicati. Io sono molto orgoglioso dei miei figli e sono orgoglioso di Luigi. Non voglio certamente discolparmi se ho fatto degli errori – dice ancora Antonio Di Maio – e voglio da padre a figlio dire a Luigi che mi dispiace per tutto quel che sta passando. Da padre posso solo incoraggiarlo ad andare avanti, non perché è mio figlio, ma perché credo che sta facendo il bene di questo paese contro tutto e contro tutti”.

Nella videolettera letta dal padre del vicepremier non manca qualche nota polemica: “Quando nei giorni scorsi la polizia municipale è venuta a Mariglianella per controllare il capanno sul terreno di proprietà mio e di mia sorella, l’area è stata sorvolata da un drone, come nei giorni scorsi la nostra casa. C’erano giornalisti e telecamere ovunque. Forse non spetta a me giudicare, ma mi sembra un trattamento che si riserva a un pericoloso criminale e mi spiace per i miei vicini e per tutto il paese. Ammetto che nel cortile avevo lasciato qualche mattone e dei sacchi con del materiale edile e altre cose. Anche in questo caso, se ho sbagliato me ne assumo la responsabilità. Ma essendo la mia proprietà privata, non pensavo che questo potesse essere addirittura un reato ambientale”.