Artena. Dal “dolce stil novo”, all’ “aspro stil greve” del sindaco Felicetto Angelini

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Agenpress – Qualcuno si chiederà cosa c’entra il “dolce stil novo” con il sindaco di Artena, Felicetto Angelini?

Certo è un accostamento azzardato, ma due fatti, verificatesi nelle ultime settimane, richiamano quel periodo letterario nato tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, dalla mente straordinaria di Dante Alighieri, e riguarda la nobiltà di animo non quella di sangue, oltre ad elogiare la figura femminile, vista come “donna-angelo”, intermediaria tra l’uomo e Dio.

“Nobiltà di animo” appunto, che deve contraddistinguere chi ricopre una carica, sia essa politica che amministrativa, societaria. E ciò anche di fronte alle critiche, alle quali si deve rispondere con “nobiltà” non con offese ingiustificate.

E veniamo al sindaco Angelini, il quale nelle ultime settimane si è reso protagonista di due fatti che certo non hanno nulla a che vedere con la “nobiltà d’animo”.

Veniamo al primo e mi riguarda in prima persona.  C’è un angolo di verde ad Artena, cittadina di quasi 15 mila abitanti situata a 35 km a sud della Capitale, posto alla base di Palazzo Borghese, ed è la Villa Borghese, dove mi sono recata, per una passeggiata rilassante, almeno lo era nei miei propositi.

Appena entrata, la mia attenzione è stata catturata dai resti della consueta manifestazione del Palio delle Contrade, che si tiene ogni anno ad agosto, immersi in un verde lasciato in stato di degrado. Addentratomi la situazione si è mostrata ai miei occhi peggiore di quello che avessi immaginato.

L’incuria ha preso il posto di quella che è una delle aree verdi più belle di Artena, vegetazione incolta, panchine divelte, alberi caduti, rovi ovunque, percorsi sconnessi che hanno perso la normale percorrenza pedonale o ciclabile.

Tale è stato il rammarico provato, nel ricordo di una gioventù trascorsa all’interno della Villa dove venivano organizzati giochi olimpici, gare, dove si poteva passeggiare ed ammirare gli alberi secolari, la vegetazione lussureggiante, che ho lamentato con un post su Facebook il degrado riscontrato, e pesantemente mi sono rivolta a tutta l’amministrazione comunale,  affermando virtualmente di “vergognarsi” per come è stata ridotta Villa Borghese, che viene ripulita e sistemata a ridosso del Palio delle Contrade, dopo di che lasciata a sé stessa in attesa dell’anno seguente.

Di incuria, di abbandono e di degrado aveva parlato lo stesso sindaco Angelini. Nel corso della campagna elettorale del 2014  aveva chiaramente constatato in un video il degrado del parco di Villa Borghese, che “torna a vita solo 15 giorni l’anno, nel corso del Palio delle Contrade. Il parco è una realtà importantissima e dal punto di vista sociale che economico, è mia intenzione fare in modo che questo  bellissimo polmone verde, l’unico che abbiamo al centro della nostra città torni ad essere non solo utilizzato nel corso dell’anno, ma reso fruibile a famiglie, ragazzi,  anziani, a tutti coloro che vogliono vivere questo posto e che torni ad essere patrimonio pubblico………potete vedere le strutture in legno fatiscenti che ogni anno vengono utilizzati per sostenere i ristoranti (ndr del Palio delle Contrade).

Nel giro di due anni e lo abbiamo messo sul programma, cercheremo di realizzare un terrazzamento definitivo nel pieno rispetto dell’ecologia. Questo luogo per molti aspetti è anche simbolico perché non solo rappresenta il sintomo di degrado della nostra città, ma dietro a noi…..(…….)”.

Era, appunto, il 2014 e il sindaco Angelini lamentava quello che oggi ho riscontrato e lamentato pubblicamente, soprattutto in considerazione dell’affitto annuo che il Comune paga ai legittimi proprietari. A distanza di quasi cinque anni viene confermato tutto quello che il sindaco spiega molto bene nel video. Nulla è cambiato.

Alle mie lamentele, il “nobile” sindaco ha risposto sottolineando “la grevità,”, la superficialità e la rozzezza che caratterizzano le cose” che io ho scritto.

La mia indignazione era forse immotivata, le mie parole erano così “grevi” “rozze” e “superficiali”? Non erano forse lo specchio di una realtà della quale l’amministrazione deve vergognarsi, per aver ridotto “il polmone verde” (tanto per utilizzare le parole dello stesso sindaco) in un’area abbandonata? E ancor più risentendo quelle parole che condannavano lo stato di degrado e impegnandosi a porvi rimedio! (1)

Altro episodio che esprime la non “nobiltà d’animo” del sindaco Angelini è accaduto il 5 dicembre u.s. Prima dell’apertura del Consiglio Comunale, si è svolto un accesso scontro tra quest’ultimo e Adolfo Mele, candidato a sindaco per le prossime elezioni comunale del 2019.

A scatenare il diverbio la possibilità di registrare la seduta da parte di Adolfo Mele senza l’autorizzazione del Presidente del Consiglio. A quel punto il Sindaco si è alzato dirigendosi verso lo stesso Mele, il quale sosteneva che la seduta non era ancora aperta.

E’ in quel momento, non ripreso dal video che, a detta di Adolfo Mele, il sindaco ha proferito parole pesanti e minacciose verso la sua persona, ancora una volta dimostrando la poca nonchalance, la poca o per nulla “nobiltà d’animo”, scadendo pertanto in un atteggiamento “greve” che non si addice ad un primo cittadino, che certamente è sottoposto a critiche, giustificate e non, a polemiche, a contraddittori, che fanno parte della normale dialettica politica.

E’ buon costume di un primo cittadino tenere un comportamento al di sopra delle parti, e prendere, anche dalle critiche più brusche, stimolo per migliorare, per perfezionare il proprio operato, comunque sottoposto al giudizio dei cittadini.

E’ buon costume di un primo cittadino tenere uno stile “nobile” non “greve”, perché come diceva Platone, “se la gente parla male di te, vivi in modo tale che nessuno possa crederle.”

Maria Conti

Direttore Editoriale

#jesuisrozza

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