Open Doors: nel 2018 aumenta il numero di cristiani uccisi a causa della fede

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Agenpress. A breve, il 16 gennaio prossimo, l’associazione Open Doors/Porte Aperte pubblicherà il suo annuale Rapporto sulla persecuzione ai cristiani. Presente in oltre 60 Paesi, l’organizzazione fornisce anche formazione e assistenza ai cristiani che soffrono a causa della loro fede.

Cristian Nani, direttore in Italia di Porte Aperte, in anteprima fa sapere che, secondo le loro stime, nel 2018 ci sono stati più cristiani uccisi rispetto all’anno precedente.

Nel corso del 2018, purtroppo, le notizie sono negative. È stato un anno molto violento; il numero di cristiani uccisi a causa della loro fede probabilmente salirà rispetto al 2017, anno in cui i cristiani uccisi sono stati 3.066. Quando ci riferiamo a questi dati in Open Doors consideriamo persone, uomini e donne, bambini, che sono stati uccisi a causa della loro identificazione con Cristo, quindi non stiamo parlando di cristiani uccisi in guerre o in carestie o cose di questo genere, ma proprio a causa della loro espressione di fede cristiana. Quindi un’anteprima che posso dare è sicuramente questa: purtroppo c’è un aumento del numero di cristiani uccisi nel corso del 2018. Le fonti sono e saranno sempre principalmente il fondamentalismo islamico e il nazionalismo religioso, come ad esempio in India, e purtroppo si è ampliato anche il numero di Paesi in cui la persecuzione si sta facendo sentire.

Nel numero di cristiani che sono perseguitati nel mondo una grossa fetta è composta da giovani, bambini. In Paesi come il Pakistan, nelle zone rurali, il cristiano viene considerato un cittadino di serie “B”, per cui i bambini spesso sono vittime, prede di intolleranze di ogni tipo. In altri ambiti, l’odio e l’intolleranza nei confronti dei cristiani si scatena contro i bambini.

Accade, per esempio, in Paesi come la Corea del Nord, dove raccogliamo testimonianze di quello che succede alle famiglie di cristiani che vengono scoperte ad avere una Bibbia o a professare la loro fede anche nella loro vita privata. Ciò che accade è che spesso queste famiglie vengono rinchiuse in quelli che sono i campi di rieducazione di cui abbiamo sentito spesso parlare anche in tv negli ultimi tempi. In questi luoghi i bambini ovviamente vivono una vita di schiavitù; stimiamo che fra i 50 e i 70 milia cristiani nordcoreani languino in questi campi di rieducazione a causa della loro fede. Quindi i bambini sono vittime anche in questo.

Poi, ad esempio, nelle zone rurali dell’Alto Egitto, come Minya, il bullismo nelle scuole nei confronti dei bambini è veramente diffuso. Ci sono queste classi di 40 bambini, dove i bambini cristiani sono rilegati negli ultimi posti e vengono bullizzati non tanto e solo dalla maggioranza dei bambini, ma anche e soprattutto dagli stessi professori in quanto sono una minoranza. Questo accade soprattutto in periodi come il Natale: vengono ridicolizzati a causa della loro fede.