Manovra. 5 euro di tassa d’imbarco per fondo Alitalia scelta iniqua e corporativa

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Dario Balotta, presidente Osservatorio nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti

Agenpress – L’articolo 25 del decreto sulla previdenza, approvato dal Governo ieri sera, prevede di portare da 3 euro a 5 euro per passeggero la tassa d’imbarco per rifinanziare  il fondo volo del trasporto aereo (FSTA) e permettere a piloti e assistenti, di Alitalia in particolare, che già possono  andare in pensione sette anni prima delle altre categorie di avere una cospicua integrazione delle indennità di disoccupazione o di CIG fino alla maturazione del diritto a pensione. Il fondo era stato istituito provvisoriamente nel 2004 per finanziare gli ammortizzatori sociali del settore aereo, tra cui anche la cassa integrazione d’oro dei naviganti. Una scelta priva di equità perché nessun settore può disporre di simili ammortizzatori sociali, ma anche corporativa perché il fondo viene alimentato da una tassa sui passeggeri (unica al mondo) e dai contribuenti.

Quel che sorprende è che dal 2004 il settore si è sviluppato passando da 126 milioni di passeggeri anno a 176milioni del 2018: è paradossale che un comparto in crescita debba ricorrere ad un simile dispiegamento di ammortizzatori sociali visto  che la tassa porterà 450 milioni di incassi per il fondo. La spiegazione dell’inefficienza del settore e degli alti costi gestionali va ricercata nella mai risolta crisi di Alitalia e nella proliferazione di inutili scali aeroportuali che ne riducono la massa critica. Un sistema clientelare, consociativo e corporativo si è incuneato in un  comparto che anziché creare ricchezza la distrugge.

Dario Balotta

presidente Osservatorio nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti