Brexit. Theresa May e il piano B. Ultimatum da Corbyn, nuova sfiducia per arrivare alle elezioni

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Agenpress – Theresa May sta lavorando al cosiddetto Piano B della Brexit – che deve essere presentato a Westminster entro lunedì. Non si vedono soluzioni facili per sbloccare l’accordo con l’Ue. Bruxelles teme il  ‘no deal’ e apre a modifiche, ma i margini appaiono ristretti. L’ipotesi di un nuovo referendum divide intanto il partito di Corbyn. Diversi ministri-ombra si sono detti contrari ma 71 deputati hanno firmato una lettera a favore.

Ultimatum da Jeremy Corbyn: : se la premier non accetta un compromesso su una nuova proposta di accordo per una Brexit più soft che includa la permanenza del Regno nell’unione doganale, il Labour – ha detto il leader dell’opposizione – è pronto a presentare una nuova mozione di sfiducia per arrivare a elezioni anticipate (evocate ancora una volta come la strada migliore per “uscire dal vicolo cieco”), ma anche a valutare l’opzione di “una nuova consultazione pubblica”. Ossia d’un referendum bis. La premier Tory ha incontrato alcuni leader e una rappresentanza bipartisan di parlamentari affiancata da ministri di primo piano, ma continua a essere snobbata da Jeremy Corbyn, numero uno del Labour, ossia del partito che conta oltre 260 deputati alla camera dei comuni contro i poco più di 300 del gruppo conservatore. Corbyn ha ribadito di essere pronto a incontrare May solo se la premier toglierà preliminarmente dal tavolo ogni ipotesi di no deal, cosa che per ora Downing street si rifiuta di fare. La mossa è stata criticata da qualche deputato e da Tony Blair, ma ha il sostegno di tutto il vertice laburista che non esclude un nuovo voto di sfiducia contro il governo se May dovesse presentarsi lunedì a mani vuote quando dovrà tornare ai Comuni per indicare le linee d’un qualche piano b sulla Brexit.

May ha replicato definendo una “condizione impossibile” la richiesta del leader laburista di escludere una Brexit senza accordo.  “Noto che lei ha detto che ‘escludere’ il no deal è una precondizione per incontrarci, ma questa è una condizione impossibile perché non è nei poteri del governo farlo”, ha detto la premier, citata da Sky News. “Mi lasci spiegare perché – ha continuato – secondo l’Articolo 50 del Trattato dell’Unione europea e del Withdrawal Act 2018, noi lasceremo l’Ue senza un accordo il 29 marzo, a meno che il Parlamento non appoggi un accordo con l’Unione o la Gran Bretagna revochi l’Articolo 50 e scelga di rimanere in modo permanente nell’Ue”. A detta di May, quindi, ci sono due modi per evitare una hard Brexit: “O votare per un accordo di uscita concordato con l’Ue o revocare l’Articolo 50 e ribaltare il risultato del referendum”. Prospettiva, quest’ultima, che la premier ha sempre definito “sbagliata”. Nella sua lettera a Corbyn, May aggiunge di non credere che la Ue acconsentirebbe a un’estensione della permanenza del Regno Unito nell’Unione “solo per permettere che il dibattito sulla Brexit in Gran Bretagna vada avanti”.  “Sarei felice di discutere con lei le sue proposte – continua la missiva – lei ha sempre creduto nell’importanza del dialogo in politica, crede davvero che rifiutare di incontrarmi o chiedere ai suoi deputati di non trovare una soluzione col governo sia una cosa giusta?”.