Sea Watch. Orfini. “Io e Martina indagati per essere saliti a bordo”

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Agenpress – “I campi in Libia sono un inferno che non finisce mai, ci hanno detto i migranti sulla #SeaWatch. Io e @maumartina siamo appena rientrati in porto.
Ora stiamo facendo l’elezione di domicilio perché a quanto pare siamo indagati per essere saliti sulla nave”.

Lo ha scritto il presidente del Pd Matteo Orfini su Twitter. “Riteniamo che quanto stia avvenendo è illegale. Saremo costretti a presentare domani un esposto alla procura della Repubblica perché riteniamo che la permanenza dei 47 persone in questo modo sia fuori da ogni norma. Per il rispetto dei diritti umani e delle leggi del nostro paese”.

“Sbarcando dalla nave abbiamo scoperto di essere indagati perché a quanto pare la nostra presenza sulla Sea Watch costituirebbe un reato. Ci contestano la violazione di un dispositivo di polizia, noi riteniamo di non aver violato alcuna legge che quello che abbiamo fatto è nelle nostre prerogative parlamentari. Riteniamo al contrario che il governo stia commettendo alcuni reati”.

“Terminato l’incontro in Prefettura. La delegazione dei parlamentari del @pdnetwork salirà a bordo della SeaWatch”, ha scritto nel primo pomeriggio su Twitter Davide Faraone, deputato del Pd e segretario del partito in Sicilia.  La conferma arriva poi anche da Maurizio Martina. La delegazione è stata autorizzata a recarsi a bordo di una imbarcazione dopo che da stamane attorno alla Sea Watch vige il divieto di navigazione.

“Sono persone da troppo tempo ostaggio  di una condizione per noi incredibile. Un Paese serio come l’Italia merita di gestire queste situazioni in altro modo. Bisogna dare una mano a rendere chiara questa situazione. Dobbiamo provare a verificare insieme le condizioni di queste persone e chiedere con forza al governo di non voltarsi dall’altra parte. Non si può gestire questa vicenda come il terzo tempo di una campagna elettorale. Confermo che non c’è nessun decreto di chiusura dei porti italiani. Questo rimpallo di slogan tra ministeri è inaccettabile. Continuiamo a tenere alta l’attenzione su questa vicenda perché non è ammissibile che finisca nel dimenticatoio. Valuteremo i passi conseguenti perche’ a nostro avviso ci sono analogie con il caso della Diciotti che vanno chiarite”.