Brescia. Catturato a Milano il detenuto evaso dal Tribunale. Sappe: “Sottovalutati nostri allarmi”

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Agenpress – E’ stato catturato nella notte a Milano, in una operazione di servizio che ha coinvolto personale della Polizia Penitenziaria e del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo, il giovane detenuto rumeno che nella mattinata era evaso dal Palagiustizia di Brescia. Ne da notizia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il più rappresentativo dei Baschi Azzurri.

“Brillante è stata l’operazione di servizio che ha portato alla cattura dell’evaso, ma quella di ieri è stata un’evasione annunciata”, denuncia Donato Capece, segretario generale del SAPPE. “È durata meno di 12 ore la fuga di Marius Marmura, il 30enne rumeno che mentre veniva tradotto in aula, al Palazzo di giustizia, per un’udienza è riuscito a mettere in atto una clamorosa evasione. Gli uomini del NIC della polizia penitenziaria l’hanno catturato stanotte nella stazione di Milano nel corso dei serrati controlli pianificati subito dopo la sua evasione. Pregiudicato esperto, già noto in Italia per vari reati contro il patrimonio, era detenuto a Canton Mombello dallo scorso 23 dicembre, quando fu arrestato sul raccordo tra l’A4 e l’A35 dalla Polstrada di Chiari durante un normale controllo ricercato a livello europeo: su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale per via di una condanna a 7 anni e 6 mesi, per rissa e lesioni”.

Il SAPPE esprime apprezzamento e si congratula con gli uomini della Polizia Penitenziaria che hanno catturato l’evaso ma denuncia le gravi criticità operativi dei poliziotti penitenziari edil clima che si vive nelle carceri del Paese: “La situazione all’interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza che colpisce le carceri del Paese”.