Governo. Tav. Analisi costi benefici. Toninelli chieda scusa al popolo

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Agenpress – Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa al popolo italiano.

Vediamo di capire perché.

  1. Il ministro Toninelli ha affidato l’incarico di redigere l’analisi costi-benefici del Tav, il treno Torino-Lione, ad una commissione che per la sua stragrande maggioranza (l’80%) aveva, in precedenza, valutato negativamente i lavori.

Qualsiasi persona di buon senso, non di senso comune, si sarebbe fatta una grande risata: è come chiedere all’oste se il vino è buono. Quale sarà la risposta?

Solo per questo motivo la relazione costi-benefici dovrebbe essere cestinata.

  1. Il ministro Toninelli sa bene che, nell’analisi costi-benefici, sono erroneamente addebitati la diminuzione dell’incasso delle accise sui carburanti e le entrate sui pedaggi per il trasferimento da gomma a rotaia di persone e mezzi.

Le linee guida della Commissione europea, sull’analisi costi benefici, definiscono le tasse come trasferimenti e non costi, infatti, la diminuzione delle imposte è ampiamente compensata dalla redistribuzione delle stesse, questione che il Gruppo di lavoro di Toninelli non ha preso in considerazione.

Insomma, Toninelli non conosce come si articolano e si distribuiscono gli oneri fiscali.

  1. Il ministro Toninelli non deve essersi accorto che, in caso di stop all’opera, lo stesso Gruppo di lavoro scrive che i relativi costi “possono essere indicati solo in via puramente ipotetica”. Questi ipotetici costi andrebbero dai 4,2 miliardi previsti dai relatori al successivo toninelliano 1,7 miliardi.

Vale a dire che non si sa quanto ci costeranno sanzioni, penali, restituzioni e messa in sicurezza dell’opera che non si vuole fare.

Quindi come si fa a stabilire un aggravio di costi per proseguire l’opera quando non si sa quanto costa interromperla?

L’aggravio dei costi, per proseguire l’opera, sarebbe di 7 miliardi, ma Toninelli dimentica che questa cifra va divisi per 3, cioè tra Italia, Francia e Unione europea.

Insomma, Toninelli non fa le divisioni dei costi e non sa quanto costerebbe l’opera interrotta.

  1. Il ministro Toninelli non si è accorto che mancano i costi ambientali. Non si considera la diminuzione di anidride carbonica (CO2), responsabile dell’effetto serra, non si considerano gli effetti degli altri inquinanti, non si considerano gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente del traffico veicolare e non si considerano gli incidenti che su strada sono il 500% in più della ferrovia.

Insomma, Toninelli favorisce l’inquinamento.

  1. Il ministro Toninelli non si è accorto che nella relazione manca l’analisi dei tassi di attualizzazione dei benefici, da distribuirsi nel tempo. Adottando il criterio toninelliano gli antichi romani non avrebbero costruito un metro dei 100 mila km dell’imponente rete stradale.
  2. Il ministro Toninelli, ad agosto scorso aveva dichiarato che sui lavori Tav “era finita la mangiatoia”. Gli abbiamo chiesto di andare in Procura a denunciare i mangiatori. Stiamo ancora aspettando che lo faccia, nel frattempo sono passati 5 mesi.

E’ il coraggio del manzoniano don Abbondio.

  1. Il ministro Toninelli non ha reso noto il parere del prof. Pierluigi Coppola, l’unico dei componenti del Gruppo di lavoro che non ha firmato la relazione.
  2. Il vicepremier, Luigi Di Maio, prima che fosse nota la relazione costi-benefici, aveva dichiarato che il Tav non si farà mai fino a quando lui sarà al governo e “non è stato scavato un solo centimetro del tunnel”, quando ne sono stati scavati 28 km.

E’ l’atteggiamento infantile di un bambino che urla, batte i piedi e dice no a prescindere e quello di uno struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà. A Di Maio non gliene frega niente dei lavoratori, delle loro famiglie, delle imprese e degli investimenti che vanno a rotoli.

Insomma, a Toninelli non resta che cestinare la relazione del Gruppo di lavoro, restituire i soldi inutilmente spesi per i relatori e chiedere scusa agli italiani per averli turlupinati.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc