Francia. Vietato agli insegnanti, durante le ore di lezione, l’utilizzo delle parole “padre” e “madre”

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Approvato un emendamento voluto dal partito di Macron contro termini definiti “obsoleti”


Agenpress. La Francia vuole “aprire” le scuole del Paese alla “mutata realtà sociale”. Perciò l’Assemblea nazionale nei giorni scorsi ha votato a favore di un emendamento, promosso da En March, il partito del presidente Emmanuel Macron, che vieta al corpo docente, durante le ore di lezione, l’utilizzo delle parole “padre” e “madre”.

I termini vengono definiti “obsoleti”, pertanto da sostituire con i termini “genitore 1” e “genitore 2”. Questi ultimi dovranno inoltre figurare sui documenti ufficiali redatti dalle istituzioni educative.

L’intento è quello di non “penalizzare le famiglie omosessuali”, come ha detto Macron in Parlamento spronando i deputati a votare favorevolmente alla proposta del suo partito. Il ministro dell’Educazione nazionale, Jean-Michel Blanquer, ha quindi ribadito l’utilità della riforma evidenziando il “ruolo fondamentale” degli insegnanti nell’aiutare i giovani ad adeguarsi alla modernità e a rigettare ogni tentazione discriminatoria”.

Ad appoggiare la riforma tutti i partiti di sinistra, mentre è stata respinta con sdegno da partiti conservatori. Il partito di centrodestra Les Républicains ha bollato il piano della maggioranza come inteso a “disumanizzare la famiglia” e come espressione di un’ideologia abominevole, diretta a cancellare i fondamenti valoriali della comunità civile”.

Anche Marine Le Pen, leader del movimento nazionalista Rassemblement National, ha condannato il provvedimento sostenuto dall’esecutivo, accusando Macron di volere “mettere sottosopra” la società francese e di volere “avvelenare le menti dei bambini, malleabili e non ancora strutturate”. La Le Pen ha quindi tacciato l’inquilino dell’Eliseo di volere fondare lo Stato su una “radicale filosofia del politicamente corretto”.