Flat tax. Salvini: “costa dai 12 ai 15 mld”. Siri: “è nel contratto, riguarderebbe 28 mln di famiglie”

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Agenpress –  Sulla flat tax sono stati fatti “numeri strampalati, 50-60 miliardi di euro, non siamo al Superenalotto. Per la prima fase bastano tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un abbattimento fiscale a tante persone”. Lo ha detto a Rtl il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“L’ultima cosa da fare  è aumentare le tasse, anche se lo chiede l’Europa. Sulle clausole di salvaguardia una riflessione va fatta, noi non abbiamo nessuna intenzione di aumentare l’Iva. Stiamo facendo tutti i conti, siamo convinti che se abbassi le tasse, dal secondo anno lo Stato incassa di più lo Stato”.

“La nostra proposta di flat tax familiare è fattibile e ricordo che fa parte del contratto di governo. Spero di poterla illustrare al più presto a Luigi Di Maio, dati alla mano”, dice a sua volta il sottosegretario Armando Siri, intervistato dalla Stampa, difende l’aliquota al 15% per redditi fino a 50mila euro e assicura che i conti della Lega sono corretti: “Noi abbiamo una nostra simulazione fatta come si deve, con criteri scientifici e dati reali, non a spanne. Al massimo i numeri potranno discostarsi di 1 miliardo in più o in meno, ma da 12 miliardi a 59 miliardi (che sono quelli previsti dal Mef, ndr) c’è un abisso”.

“La nostra flat tax familiare avrebbe lo stesso impatto sui conti pubblici che ha avuto il reddito di cittadinanza, e proprio come il reddito di cittadinanza è oggetto del contratto di governo”, rimarca Siri. “Sul reddito di cittadinanza loro hanno portato le loro proposte e noi al massimo abbiamo suggerito migliorie, ma l’impostazione di fondo è rimasta la loro. Ecco, è auspicabile che sulla flat tax familiare valga lo stesso principio”.

L’aliquota “riguarderebbe 28 milioni di famiglie, 50 milioni di persone, 35 milioni di contribuenti”, dice Siri. Sulle risorse, “si può lavorare in diverse direzioni, cominciando dai tagli di spesa e con la rimodulazione delle tax expenditures e, se necessario, utilizzando un po’ di utile flessibilità dei conti”. Gli 80 euro del governo Renzi “non sono un tabù, si possono pure toccare, purché il risultato finale sia l’abbattimento complessivo della pressione fiscale”.