Flat tax. Scontro sui costi, Salvini la vuole per le famiglie, Di Maio la boccia

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Agenpress – “Non abbiamo smesso di lavorarci giorno e notte,  in questa manovra economica siamo già riusciti ad avvantaggiare commercianti, partite Iva, imprenditori e liberi professionisti, nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie e dei lavoratori dipendenti italiani, con le imprese stiamo costruendo a costruire un percorso affinché l’Italia torni ad essere il numero uno, non 27 in Europa”.

A parlare è Matteo Salvini che vuole lanciare la flat tax per le famiglie, ma Luigi Di Maio dice no. “È soltanto propaganda elettorale. Sulla flat tax familiare troveremo una soluzione insieme alla Lega, come abbiamo sempre fatto. Sono molto fiducioso. Noi come M5S abbiamo lavorato a una riduzione degli scaglioni e della pressione fiscale attraverso il coefficiente familiare e in questo senso si individuerà un punto di incontro”.

Certo, “l’importante è non fare facili promesse alla Berlusconi. Come rappresentanti dello Stato non dobbiamo mai dimenticarci di avere delle responsabilità nei confronti dei cittadini”.

Una simulazione dell’8 febbraio, circolata in queste ore in ambienti parlamentari della maggioranza, prevede – per la flat tax a due aliquote sul reddito familiare (del 15% fino a 80mila euro di reddito, del 20% per i redditi superiori) – un costo di 59,3 miliardi. L’ipotesi contempla una deduzione di 3mila per ciascun componente del nucleo familiari con reddito fino a 35mila euro e nessuna deduzione per i redditi superiori ai 50mila euro all’anno. La misura, così concepita, favorirebbe un numero di nuclei familiari pari a 16,4 milioni mentre il vantaggio medio familiare sarebbe di circa 3600 euro.

Per il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri,  “la  proposta di Flat Tax Fase II ha un’incidenza di circa 12 mld e si riferisce a un intervento di riduzione dell’imposta per tutte le famiglie fino a 50 mila euro di reddito. Il nostro studio è stato messo a punto circa 15 giorni fa quindi risulta evidente come la data dell’8 febbraio sia antecedente alle nostre elaborazioni. Mi pare evidente che non c’entra”.