Crollano gli investimenti pubblici, in 6 anni -6,9 mld. Barbagallo (Uil): “è inaccettabile”

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Agenpress – Gli investimenti pubblici sono la prima leva per lo sviluppo e la crescita economica, occupazione e sociale.

La spesa pubblica per investimenti è uno degli indicatori più utilizzati per cogliere il contributo dell’intervento pubblico alla crescita economica del Paese.

È inaccettabile, commenta Carmelo Barbagallo, Segretario Generale UIL, che nel nostro Paese gli investimenti pubblici siano in caduta libera: dal 2013 al 2018 si è passati da investimenti pubblici pari a 41,1 miliardi di euro (il 2,5% del PIL) a 34,3 miliardi di euro nel 2018 (il 2% del PIL).

La differenza in sei anni, dal 2013 al 2018, in valori assoluti è 6,9 miliardi di euro in meno (-16,7%).

Nello specifico gli investimenti dello Stato centrale diminuiscono dell’1,6% (264 milioni di euro); quelli dei Comuni del 25% (3,2 miliardi di euro); gli investimenti delle Province e Città metropolitane, dopo la riforma di questi enti, crollano del 52,2% (1 miliardo di euro); le Regioni diminuiscono i propri investimenti del 19,4% (1,3 miliardi di euro); gli Enti del Servizio sanitario Nazionale diminuiscono del 42,9% (1 miliardo di euro); aumentano invece gli investimenti nel settore delle Università dell’1,6% (12 milioni di euro).

Analizzando l’andamento degli investimenti si nota come gli stessi subiscono un calo costante nel corso degli anni, ad esclusione del 2015 quando gli investimenti risalgono di 4 miliardi di euro dovuti essenzialmente alla chiusura della programmazione di fondi comunitari del 2007-2013. In quell’anno, infatti, la sola spesa delle risorse comunitarie ammontò a 12 miliardi di euro.

Le cause della diminuzione degli investimenti pubblici sono molteplici e vanno ricercate essenzialmente, da una parte, nelle politiche di coordinamento della finanza pubblica (Patto di Stabilità, pareggio di Bilancio per gli Enti Territoriali) e, dall’altra, nelle scelte per il rispetto dei vincoli di Bilancio (è più facile tagliare la spesa per gli investimenti che la spesa corrente riferita al funzionamento dei servizi anche se improduttiva).

Per questo chiediamo al Governo, commenta Carmelo Barbagallo, un cambiamento di rotta. Bisogna mettere in campo sia investimenti pubblici, che possano stimolare anche gli investimenti privati, sia quelli in opere pubbliche già cantierabili e, al contempo, rivedere i vincoli del pareggio di Bilancio degli Enti Territoriali.

In questo contesto vanno ripristinati gli investimenti che riguardano il piano impresa 4.0 prorogando le risorse per l’iper ammortamento e rivedendone l’intensità di aiuto. Serve, inoltre, potenziare il credito di imposta per la ricerca. Occorrono, poi, misure concrete e preventive per la messa in sicurezza del territorio e per il contrasto ai disastri legati a eventi simici e al dissesto idrogeologico, in quanto le azioni messe in campo dal Governo rappresentano solo un primo passo.

Vanno apportate, infine, modifiche alla Legge sul pareggio di Bilancio delle Regioni in modo tale che si possano spendere le risorse che le stesse hanno a disposizione e accelerare la spesa dei Fondi Strutturali Europei del Fondo Sviluppo e Coesione.

Contestualmente, conclude il leader delle UIL, occorre aprire una seria discussione in Europa per lo scomputo degli investimenti pubblici dal deficit, a iniziare dal non considerare deficit il cofinanziamento nazionale dei Fondi Strutturali Europei.

                               ANDAMENTO INVESTIMENTI PUBBLICI DATI VALORI ASSOLUTI

Elaborazione UIL Servizio Politiche Territoriali su dati Ragioneria Generale dello Stato