Sy Ousseynou rimane in carcere. Potrebbe colpire ancora. Uova e arance contro la sua cella

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Agenpress – Ousseynou Sy, il 47enne che ha dirottato il bus che guidava con 51 bambini e tre adulti a bordo e poi gli ha dato fuoco, potrebbe colpire ancora e fare altre azioni simili. Per questo i pm milanesi nella richiesta di custodia in carcere hanno indicato il pericolo di reiterazione del reato di strage come esigenza cautelare. Per gli inquirenti fu lui ad appiccare il fuoco al pullman, mentre Sy sostiene che le fiamme divamparono accidentalmente.
La richiesta è stata inoltrata al gip Tommaso Perna, che interrogherà il 47enne alla presenza anche dei pm. Secondo questi ultimi, Sy potrebbe compiere altre azioni dello stesso tenore “anche perché non ha mostrato finora alcun segno di pentimento”.
L’uomo ha anzi rivendicato il suo “gesto eclatante” come “segnale per l’Africa” e “contro le politiche sui migranti” portate avanti da Italia e Ue.
Gli inquirenti sono convinti, inoltre, che l’uomo, che aveva già cosparso il bus col gasolio nelle fasi del dirottamento, abbia appiccato il fuoco prima che i carabinieri riuscissero a bloccarlo e mentre i primi bambini riuscivano a mettersi in salvo. Un elemento di conferma è la mano ustionata di Sy.

Gli investigatori stanno ancora lavorando per recuperare il video-manifesto con cui Sy aveva annunciato la sua azione ad alcuni suoi contatti italiani e senegalesi sul suo canale privato di YouTube, dove compare col nome di “Paul Sy”. Agli inquirenti, infine, non risulta un precedente tentativo di dirottamento di un bus da parte dell’uomo qualche giorno prima dell’episodio di San Donato. E l’ex moglie dell’uomo, già sentita dai pm, non avrebbe saputo fornire indicazioni utili.

Intanto in carcere i detenuti hanno lanciato uova e arance contro la sua cella, per questo è stato spostato dal quinto raggio al reparto protetti dell’istituto penitenziario di Milano. Si tratta di quella sezione dove solitamente vengono portati i detenuti che in quanto pentiti, ex appartenenti alle forze dell’ordine o che hanno compiuto reati contro donne e minori “non possono” stare con il resto dei detenuti. Ora condivide la cella con un secondo detenuto, italiano: qui avrebbe ricevuto anche la prima visita di un politico che avrebbe ascoltato nuovamente la sua confessione e al quale avrebbe ribadito di aver fatto tutto con convinzione, per gli Africani. “Mi sono sacrificato per l’Africa”, ripete Sy in attesa di essere ascoltato dal giudice per le indagini preliminari.