Brexit. Theresa May battuta. Il Parlamento prende il controllo dell’accordo con l’Ue

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Agenpress – La Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento Letwin che concede al Parlamento il controllo del processo Brexit. Con 239 a favore e 302 contrari, il Governo di Theresa May è stato di nuovo battuto e questa volta sarà costretto a seguire, a partire dalla seduta di mercoledì, le indicazioni che saranno proposte da Westminster. Nel dibattito odierno a Westminster, sono stati tre gli emendamenti ammessi dallo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, dopo che la premier Theresa May ha dichiarato di non avere maggioranza per un terzo voto sull’accordo con Bruxelles.  Si tratta di un pacchetto di “voti indicativi”, cioè alternativi alla Brexit pianificata e concordata dalla premier. Ed è passato quello che trasferisce i poteri decisionali dalle mani del governo a quelle del Parlamento. Gli altri due emendamenti sono quello presentato dai Labour che chiede al governo di “dare al Parlamento il tempo sufficiente questa settimana per trovare una maggioranza per un approccio diverso”. E quello di Dame Margaret Beckett, che stabilisce che se la Gran Bretagna arrivasse a sette giorni da un divorzio senza accordo, il Parlamento dovrebbe essere convocato per considerare una mozione sul via libera a questa eventualità.

Ben tre sottosegretari si sono dimessi, a dimostrazione dell’esasperazione che la guida di Theresa May provoca nei ranghi dei Tories. Si tratta del sottosegretario agli Esteri Alistair Burt, di quello alla Salute Steve Brine, e di quello allo Sviluppo, Richard Harrington. Quest’ultimo ha consegnato una lettera di dimissioni in cui accusa il governo di “giocare alla roulette con le vite e il denaro della grande maggioranza della popolazione di questo paese”.

Theresa May ha ammesso di non avere avere il “sostegno sufficiente” per fare votare di nuovo sull’intesa con l’Ue sulla Brexit. “Per come stanno le cose non c’e’ ancora un appoggio sufficiente all’interno del Parlamento per ripresentare l’accordo per un terzo voto”, ha detto la premier a Westminster. Ma, ha aggiunto la premier britannica, “continuerò a lavorare per tentare di raggiungere un consenso che mi consenta di presentarlo in settimana”.

La posizione del governo britannico contro un secondo referendum sulla Brexit non cambia, malgrado la manifestazione di un milione di sostenitori pro Remain a Londra e le oltre 5 milioni di firme raccolte online.May lo ha ribadito, rispondendo alla polemica di un deputato Tory brexiteer contro il suo ministro del Tesoro, Philip Hammond, sull’argomento. “La posizione del governo è che bisogna attuare il risultato del primo referendum”, ha detto la premier, notando che Hammond s’è limitato a riconoscere che la proposta di un referendum bis abbia dei sostenitori alla Camera.

Annunciando che al momento non c’è un “sostegno sufficiente” all’accordo negoziato con Bruxelles e indicando la sua contrarietà a che il Parlamento prenda il controllo del processo di uscita dalla Ue attraverso una serie di “voti indicativi”, la premier non ha escluso alcun esito per la Brexit. May ha ventilato l’ipotesi che, se il governo dovesse essere costretto  a chiedere un’ulteriore proroga dell’articolo 50, inevitabilmente il Regno Unito finirebbe per partecipare alle elezioni europee di maggio.  Allo stesso tempo, la premier non ha del tutto escluso l’ipotesi di un ‘no deal’, un’uscita dalla Ue senza accordo.  In particolare, in uno scambio di battute con il capogruppo dello Scottish National Party, Ian Blackford, che le chiedeva se intende rispettare la volontà del Parlamento che nelle scorse settimane ha respinti l’ipotesi ‘no deal’, la premier ha fornito una risposta ambigua. I voti ai Comuni contano, ma contano anche i 17,4 milioni di voti di quanti si sono espressi per l’uscita dalla Ue, ha replicato la  premier.