Carceri sovraffollate: promuovere la rieducazione dei detenuti

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Agenpress. «Le carceri devono promuovere la rieducazione del detenuto e non continuare a puntare solo all’aspetto repressivo. Il sovraffollamento non è il vero problema. Il vero problema è la mancanza di percorsi educativi reali all’interno delle carceri. E’ questa la ragione per cui la tendenza a commettere di nuovo reati è così alta, con la conseguenza che il numero dei detenuti è sempre alto».

E’ quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito ai dati della relazione annuale del Garante per i detenuti illustrata stamani alla Camera alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Il tasso di suicidi così elevato dice della mancanza di speranza che le persone vivono all’interno delle carceri. – continua Ramonda – Le comunità per carcerati sono importanti in quanto sono luoghi in cui la persona possono ricominciare una nuova vita dopo aver sbagliato, sono l’alternativa alla costruzione di nuove carceri».

Le Comunità per Carcerati. La Comunità Papa Giovanni XXIII gestisce in Italia 6 Comunità Educanti con i Carcerati (CEC), strutture per l’accoglienza di carcerati che scontano la pena attraverso misure alternative alla detenzione, nelle quali i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli. La prima casa è stata aperta nel 2004. Ad oggi sono presenti 61 detenuti. Negli ultimi 10 anni sono state accolte 565 persone. Nell’ultimo anno le giornate di presenza sono state 12.199.