Paragone (M5S). “I giornaloni parlano male di noi perché siamo il loro fallimento, non hanno capito un tubo dell’ascesa del M5S

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Agenpress -“Sono come un giocatore titolare che va sotto la curva e incita la tifoseria a darci sempre più benzina. Il Movimento non è un partito. Io sono molto movimentista, rompiscatole, voglio sempre di più, per questo tendo a cercare un risultato immediatamente spendibile”.

Lo dice Gianluigi Paragone, Senatore del M5S,  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, riguardo le sue recenti critiche alla linea del M5S.

Su Di Battista. “Vorrei avere sempre un compagno di palla a cui passare la palla. Devi avere i bomber a disposizione. Graziani e Pulici era meglio averli in campo entrambi anziché uno solo. Poi io rispetto le scelte personali di tutti, ma se mi chiedete se vorrei Di Battista in campo dico di sì. Quando dico che dobbiamo essere più cazzuti è proprio perché non possiamo mai fermarci. Dobbiamo sempre girare a mille perché c’è un racconto del mainstream che ce lo impone”.

Sui media. “Noi i risultati li stiamo anche raggiungendo, come ad esempio l’abbassamento delle tariffe su luce e gas –ha dichiarato Paragone-. Si tratta di due riduzioni che andranno a incidere nelle bollette, quindi i cittadini si troveranno in tasca qualche soldo in più. Il Corriere della Sera non ne parla, Repubblica lo mette in apertura di giornale chiamandola ‘la bolletta elettorale’. Ma a me che me ne frega se è bolletta elettorale o no? Qui si tratta di soldi in più in tasca ai cittadini. E’ impressionante assistere al giornalismo italiano. Vogliono far credere ai pensionati che stiamo tagliando le pensioni, quando invece nelle stesse tabelle che pubblicano loro non c’è nessun taglio. Noi stiamo facendo un discorso di riequilibrio sociale, una cosa di buonsenso che serve per le persone realmente in difficoltà. Repubblica ormai è diventato il giornale più ‘fighetta’ che c’è in edicola. Evidentemente ormai viene letta da manager, da pariolini, da quelli come Sala che abitano in centro a Milano. Noi siamo il loro fallimento, i giornaloni non hanno capito un tubo dell’ascesa del M5S, raccontano le cose per quello che loro vorrebbero rappresentare. La Lega la conoscono, hanno imparato a conoscerla negli anni visto che è tra i partiti più anziani, è un po’ come la coperta di Linus, quando si sentono smarriti tra noi due prendono la Lega perché la conoscono”.

Sui rapporti con la Lega. “E’ chiaro che Salvini nel breve ha un ministero che gli dà più risultati, ma non è che tutto debba essere visto in ottica elettorale. Anche su Rami il giorno prima ha detto: si faccia eleggere, il giorno dopo ha detto: è come mio figlio. Il consenso che possono generare invece ministeri come quelli di Luigi Di Maio hanno un atterraggio medio-lungo sulla percezione degli effetti. Anche se in realtà i risultati del decreto dignità sono arrivati e dicono che, se messi un po’ all’angolo, gli imprenditori devono assumere”.

Tria non firma il decreto sui rimborsi ai risparmiatori truffati. “Tria è un tecnico che si deve rassegnare all’idea che questo governo non è tecnico ma politico. Come politici avevamo già capito che l’Europa fosse in torto sulla partita delle banche e l’abbiamo sempre detto. Mi unisco all’appello del mio collega Villarosa che chiede a Tria di firmare questo decreto. Ma ora il problema, più che firmare il decreto, è: che decreto mi firmi? Bisogna stabilire il profilo del risparmiatore che accederà al miliardo e mezzo e la composizione del collegio che dovrà prendere in esame le domande dei risparmiatori stessi. Se tu sbagli il profilo del risparmiatore e del soggetto che raccoglie le domande mi fai ugualmente un danno”.