Libia. Frattini. “L’Italia ha sbagliato a non considerare da subito Haftar un interlocutore”

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Franco Frattini, Presidente della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale, già Ministro degli esteri del governo Berlusconi

Agenpress – “Una volta il capo del governo ad interim dopo la caduta di Gheddafi mi disse: la Libia è stata unita solo sotto lo scettro del re Idris e del dittatore del Gheddafi. La Libia rischia una partizione in due, se non in tre. Se non si conosce la logica tribale della Libia i problemi non si affrontano correttamente. La riluttanza dell’Italia nel 2011, quando io ero ministro, non era dovuta alla simpatia personale per Gheddafi ma al fatto che non ci fosse un progetto di costruzione di uno Stato per il dopo Gheddafi. Quando chiedemmo ai francesi quale fosse il piano per il dopo Gheddafi ci dissero: noi intanto dobbiamo fermare le stragi, poi si vedrà”.

Lo dice Franco Frattini, Presidente della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale, già Ministro degli esteri del governo Berlusconi,  intervenuto ai microfoni di  Radio Cusano Campus.

“Era impensabile che i libici potessero costruire una democrazia da soli. Per quello che riguarda la situazione di oggi c’è stato un errore, anche dell’Italia, di capire troppo tardi che Haftar è un interlocutore con cui bisognava fare i conti dall’inizio. Avremmo dovuto considerarlo un interlocutore al pari di Sarraj. I francesi, a modo loro, hanno detto che sono loro gli interlocutori di Haftar, ma questo può diventare un boomerang perché se Haftar fa una strage in Libia diventerebbe un grande problema per la Francia davanti alla Comunità internazionale. Manca quello che c’era nel 2010, un gruppo di contatto tra Italia, Francia, Usa e Paesi Arabi per monitorare la situazione e confrontarsi”.

 

Possibile nuova emergenza migranti. “Non vedo questa possibilità –ha dichiarato Frattini-. Quando scoppia una guerra civile del tutti contro tutti e le strade sono pattugliate da militari che sparano, è impossibile per i trafficanti organizzare i flussi migratori. Qualunque cosa si muova è oggetto di attacchi e distruzione. Il mio timore è che moltissimi migranti scompariranno, nel senso che saranno uccisi”.