Arresto Julian Assange. “Il Regno Unito non ha civiltà”. Gli Usa chiedono lʼestradizione

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Agenpress – Julian Assange durante l’arresto lancia il suo j’accuse contro il governo di Londra: “Il Regno Unito non ha civiltà” e poi ha fatto un appello ai britannici dicendo “il Regno Unito deve resistere”.

Assange è stato riconosciuto colpevole immediatamente di aver violato i termini della cauzione nel 2012 per non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador. Per questo reato rischia una pena fino a 12 mesi di carcere nel Regno Unito (la sentenza precisa sarà definita più avanti) in attesa che le autorità britanniche decidano anche sulla richiesta di estradizione presentata dagli Usa.

E’, inoltre,accusato dagli Usa di cospirazione con Chelsea Manning nel 2010 finalizzata alla pirateria informatica. Lo ha reso noto il dipartimento di giustizia americano. Se condannato, Assange rischia sino ad un massimo di 5 anni.

Subito dopo l’operazione, Wikileaks ha accusato il Paese sudamericano di aver “revocato illegalmente l’asilo in violazione del diritto internazionale”. E ha detto che dietro questo arresto ci sono “la Cia” e altri poteri. Assange, twitta l’organizzazione da lui fondata per diffondere documenti segreti scomodi, “è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto decine di premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010. Ma attori potenti, inclusa la Cia, sono impegnati in uno sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo”.

Assange si era, infatti,  rifugiato nell’Ambasciata ecuadoriana nel giugno del 2012 acquisendo infine la cittadinanza dell’Ecuador nel 2018; i suoi rapporti con le autorità di Quito si sono però progressivamente raffreddati, tanto che nel già nel 2016 gli era stato tolto l’accesso a internet dopo che Wikileaks aveva pubblicato una serie di e-mail riservate dell’allora candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton.

Il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha spiegato di aver revocato l’asilo ad Assange per “violazione della convenzione internazionale” da parte del giornalista australiano e ha assicurato che non sarà estradato in un Paese che applica la pena di morte. L’ex presidente del Paese, Rafael Correa, che aveva concesso l’asilo, ha però accusato di “tradimento” il suo successore: “Così ha messo a rischio la vita di Assange e umiliato l’Ecuador. Moreno è un corrotto ma quello che ha fatto oggi è un crimine che l’umanità non dimenticherà mai”.