Benedetto XVI: negli anni 60 la pedofilia è stata considerata “come permessa” e anche “conveniente”

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Tornare a Dio per superare la crisi degli abusi


“La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore di Dio (…) Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uomini”: è quanto scrive il Papa Emerito Benedetto XVI in un lungo testo scritto per la rivista tedesca “Klerusblatt”.

Il testo è diviso in tre parti:

Nella prima parte, Ratzinger parla del contesto sociale, la rivoluzione sessuale avviata negli anni ’60. E’ in questo periodo – scrive – che la pedofilia è stata considerata “come permessa” e anche “conveniente”. In questo periodo si registra “il collasso delle vocazioni sacerdotali” e “l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale”, insieme al “collasso della teologia morale cattolica” che – afferma Benedetto XVI – inizia a cedere a tentazioni relativiste. Secondo certa teologia – osserva – “non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio”.

Nella seconda parte, il Papa Emerito parla delle conseguenze di questo processo sulla formazione e la vita dei sacerdoti. “In diversi seminari – scrive – si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente”. “La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne informata nel dettaglio”. “Il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento critico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momento, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo” fino a “sviluppare una specie di nuova, moderna «cattolicità»”.

Benedetto XVI sottolinea che la questione della pedofilia, per quanto lui ricordi, “è divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ‘80” e in un primo momento è affrontata in modo blando e con lentezza, garantendo in particolare i diritti degli accusati rendendo quasi impossibili le condanne. Per questo, concorda con Giovanni Paolo II sull’opportunità di attribuire la competenza degli abusi sui minori alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in modo da “poter legittimamente comminare la pena massima”, attraverso “un vero processo penale”: la dimissione dallo stato clericale. Tuttavia si verificavano dei ritardi che “dovevano essere evitati”. Per questo – ha osservato – “Papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme”.

Nella terza parte, Benedetto XVI si chiede quali siano le risposte giuste della Chiesa. “L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero – afferma – ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo” all’amore di Dio: “Questo è il vero antidoto al male”. “Un mondo senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso”, in cui non ci sono più “i criteri del bene e del male” ma solo la legge del più forte: “Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste”. Forte l’accusa alla società occidentale “nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano” e può diventare “ovvio quel che è male e distrugge l’uomo”, come il caso della pedofilia: “Teorizzata, ancora non tanto tempo fa, come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più”. La risposta a tutto questo – scrive – è tornare “di nuovo a imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita”.