La foto simbolo delle proteste in Sudan e Algeria

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Agenpress. ARCS esprime soddisfazione per le dimissioni dei presidenti Abdelaziz Bouteflika in Algeria (al potere da 20 anni) e Omar al-Bashir in Sudan (al potere da oltre 30 anni). Entrambi, pur con storie differenti, rappresentavano un sistema di interessi politici ed economici alimentati da corruzione e autoritarismo, che hanno fatto della violenza e della repressione l’unico strumento di legittimazione del loro potere.

Siamo al fianco delle migliaia di persone e decine di organizzazioni della società civile scese in piazza per chiedere miglioramenti per le loro condizioni di vita, lavoro, fine delle violenze e ricostruzione della democrazia.

Particolarmente significativa ci è apparsa la foto che alcuni attivisti sudanesi ci hanno inviato dalle manifestazioni a Khartoum con un ragazzo con in mano un cartello con la scritta “Rappresentiamo anche quelli che sono morti sui barconi”.

Si tratta di un parallelismo che sottolinea la responsabilità dei governi europei e rafforza la nostra denuncia, portata avanti negli anni insieme a numerose altre organizzazioni della società civile e agenzie umanitarie, dei meccanismi di finanziamento di questi regimi che i Paesi europei hanno messo in campo, in cambio di una militarizzazione delle frontiere interne all’Africa, al solo scopo di fermare i flussi migratori, come sta avvenendo per esempio per buona parte dei fondi del Eu Emergency Trust Fund (Eutf) for Africa” dichiara Filippo Miraglia, presidente di ARCS. 

Tutto questo mentre l’ultimo rapporto OCSE-DAC, come ufficializzato ieri, sono diminuiti i fondi destinati all’aiuto allo sviluppo (APS): meno 2,7% nel 2018 rispetto al 2017 a livello globale, meno 4% i fondi verso i Paesi africani. L’Italia registra addirittura un meno 21,3%, solo in parte spiegato dal calo dei fondi per l’accoglienza e assistenza dei rifugiati, portando il nostro Paese ancora più lontano dall’obiettivo mondiale dello 0,7% di rapporto APS/Pil (nel 2018 siamo scesi allo 0,23% rispetto allo 0,30 del 2017).

Insomma, in nome di non precisati interessi nazionali e mascherati dietro la bandiera della lotta al terrorismo, i Paesi europei hanno deciso coscientemente di legittimare le violazioni dei diritti umani e le violenze sulla pelle dei migranti, invece di aumentare il sostegno ai programmi umanitari e ai progetti di sviluppo locali. Una situazione particolarmente evidente anche nella vicina Libia.

Chiediamo con forza all’Unione Europea che si impegni ora concretamente per favorire in questi Paesi processi realmente democratici che passino attraverso l’organizzazione al più presto di elezioni libere e aperte a tutti. Il governo italiano abbandoni il vicolo cieco della propaganda e si impegni finalmente a sostenere le organizzazioni e le associazioni da anni impegnate nella cooperazione e solidarietà internazionale” conclude Miraglia.