Def. Istat. “Con aumento Iva consumi giù dello 0,2%”

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Agenpress – “Ipotizzando un immediato trasferimento di tutto l’incremento d’imposta sul fronte dei prezzi, l’effetto sui prezzi sarebbe intorno a 2 punti percentuali e costante nei mesi successivi”. Istat prende atto che il Def non ipotizza che l’aumento dell’imposta venga ‘scaricato’ interamente sui prezzi, ma nell’ordine del 60-70 per cento, e quindi conclude che “l’incremento dei prezzi porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell’ordine di 0,2 punti percentuali”.

Lo dice l’Istat nel corso dell’audizione sul Def, sottolineando che “la riduzione Ires risulta maggiore per l’industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie).

Venendo alle stime sugli effetti fiscali del dl Crescita – del quale, come ha sottolineato in commissione il dem Marattin, ancora mancano i testi – la revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l’aumento della deducibilità Imu contenuti nel decreto crescita “sono attesi generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali”, ha detto il presidente Istat sottolineando che “la riduzione Ires risulta maggiore per l’industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie)”.