Spread. Bankitalia. Se resta alto peserà 0,7% su Pil, se fermo +11 mld spesa fino a 2021

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Agenpress – La Banca d’Italia ritiene “in linea con le nostre previsioni” la considerazione, fatta nel Def, secondo cui l’elevato livello dello spread inciderà negativamente, e in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019. Via Nazionale – ha ricordato il capo economista Eugenio Gaiotti in un’audizione sul Def – stima che un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di “0,1 punti percentuali dopo un anno e a 0,7 dopo tre”.
Uno dei fattori per far calare lo ‘spread’ dei titoli di Stato italiani rispetto al benchmark tedesco è “certamente la crescita”, l’altro è “dando un messaggio credibile di riduzione del debito pubblico”, ha aggiunto Gaiotti.

“Altri Paesi dell’Eurozona, come il Portogallo  che hanno livelli del debito non troppo diversi da quello italiano, avevano spread più elevati e attualmente hanno livelli più bassi”.

“Rispetto alla scorsa primavera, qualora i tassi d’interesse restassero sui valori attesi dai mercati, gli oneri della spesa per interessi sarebbero più elevati per circa 1,5 miliardi quest’anno, 3,5 il prossimo e quasi 6 miliardi nel 2021”.  Gaiotti, ha ricordato comunque che sui mercati “le attese sullo spread italiano sono in aumento rispetto ai livelli attuali”.

“Le ipotesi di investimenti pubblici sul 2019 non credo abbiano molto effetto a causa dei ritardi”, ha detto ancora   spiegando che “sui due anni successivi gli effetti potrebbero essere nell’ordine di 0,2 punti percentuali di Pil per anno, sulla base dell’intero ammontare di investimenti pubblici previsto”. Il Def  sconta “un aumento sostenuto degli investimenti pubblici, che crescerebbero dal 2,1% del Pil dello scorso anno al 2,6% alla fine del 2021, con ritmi di crescita pari a circa il 10% in media d’anno; ciò richiede un notevole aumento dell’efficienza del processo di selezione, assegnazione ed esecuzione dei lavori”.