Caso Siri. Salvini. I magistrati avrebbero dovuto già chiamarlo. Di Maio? Non rispondo alle provocazioni

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Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e consigliere economico del vicepremier Matteo Salvini

Agenpress – “Il presidente del Consiglio è libero di incontrare chi vuole. Io con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo e tanto mi basta. Per me deve restare al suo posto. Spero abbia modo di spiegare ai magistrati, che in un Paese normale lo avrebbero chiamato dopo un quarto d’ora, non settimane dopo”.

Lo dice il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, in un colloquio con Repubblica “Io non voglio fare polemica, nonostante tutto quel che mi è stato detto in queste ore  ma mi chiedo se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo”.

“Io di pazienza ne avrei, ma la gente si avvicina per fare selfie, stringermi la mano e mi dice: Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?”.

Quanto a Di Maio, “non l’ho sentito e non rispondo alle provocazioni”.  Sulle polemiche sulla sua scelta di andare a Corleone il 25 aprile, “sarebbe stato più semplice per me svegliarmi tardi e stare a Milano o a Roma, ma ho sentito il dovere di essere qua, con gli uomini e le donne che rischiano la vita indossando la divisa per liberare il paese dall’occupazione mafiosa”.

“Pensate che stia facendo picnic qui? Qualunque cosa avessi fatto io oggi avrebbero fatto polemica”. Sulle elezioni siciliane, “sarà una bella sfida identitaria, per noi. La Lega può farcela da sola, ha le spalle larghe. E poi, quando altri propongono candidati poco raccomandabili, allora meglio andare soli che male accompagnati”.

Quanto alla proposta di Silvio Berlusconi per un’alleanza post voto in Europa tra Ppe e sovranisti ‘illuminati’, “aspettiamo il 26 maggio, prima portiamo una valanga di voti alla Lega, poi discuteremo del resto”.