Di Maio e Salvini litigano anche sulle Province. Ritornano o no? Renzi: bel cambiamento

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Palazzo Valentini, Roma

Agenpress – “Per me si tagliano. Ogni poltronificio deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea M5s”.

Lo dice il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio,  sulla questione del ritorno delle Province, previsto dall’ultima bozza delle  Linee guida per la riforma degli enti locali a cui hanno lavorato Lega e M5s. Nel testo si parla di “Province con presidente e consiglieri eletti e relative giunte nominate”. Sarebbero circa 2.500 gli incarichi fra consiglieri, assessori e presidenti.

Proprio la traduzione in legge è del resto lo scopo di questo testo, ricorda il Sole24ore. La sua sede è istituzionale, non solo politica; la carta sulla quale è scritta la riforma è intestata ed è della Presidenza del Consiglio. A scriverlo è stato il tavolo tecnico-politico in conferenza Stato-Città istituito dall’ultimo Decreto Milleproroghe. A guidarlo per la Lega c’è il sottosegretario al Viminale Stefano Candiani; per i Cinque Stelle c’è la viceministra all’Economia Laura Castelli.

Il tavolo tecnico deve fissare punto per punto le linee guida per la legge delega, che a questo punto sarebbe in buona parte pre-confezionata tagliando i tempi dei decreti attuativi. Il ritorno alle vecchie Province con elezione diretta è il piatto forte della proposta che, per tagliare i costi, punta a cancellare ambiti ottimali, enti intermedi e altri “organismi comunque denominati” fioriti nel vuoto lasciato dalla debolezza provinciale. Organismi, questi, che gestiscono funzioni e risorse crescenti pur rimanendo del tutto sconosciuti ai cittadini.

Province e Città metropolitane sono tornate sul tavolo del governo mercoledì. “C’è stata un’ampia condivisione sul superamento della situazione attuale” ha spiegato Candiani, e nemmeno dai Cinque Stelle sono arrivate obiezioni. Ma la proposta, oltre a rianimare le elezioni provinciali abolite nel 2014, fa di più. Il Consiglio provinciale non cancellerebbe l’attuale assemblea dei sindaci, cioè l’ organo di secondo livello (votato cioè dagli amministratori locali del territorio e non dai cittadini) creato dalla riforma Delrio. E le Province tornerebbero a vivere anche nei territori delle Città metropolitane.

Contro il ritorno delle Province ha espresso parole molto dure Matteo Renzi, che su Facebook ha scritto: “Pur di andare contro le scelte del nostro governo, fanno risorgere le vecchie Province. Dopo aver salvato il Cnel e il bicameralismo paritario, torna l’elezione diretta delle Province. Questo è il governo del cambiamento: diminuiscono i posti di lavoro, aumentano le poltrone. Bel cambiamento”.

Sulla questione è intervenuto però il vicepremier, Luigi Di Maio, che ha commentato: “Per me le Province si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea del M5s”. Fonti del Movimento 5 Stelle hanno inoltre specificato che “si tratta di una riforma del Testo unito Enti locali portata avanti dalla Lega sulla quale il M5s non è assolutamente d’accordo”.

Per il leader della Lega, Matteo Salvini, invece, il ritorno delle province è necessario: “Vogliamo dare i servizi ai cittadini. Se i Comuni non riescono a farlo, servono le province”. Ma Di Maio non ci sta, e replica: “Non è riesumando un vecchio carrozzone che si danno più servizi ai cittadini. Io non spendo altri soldi degli italiani per rimettere su nuovamente un ente burocratico che già prima complicava la vita a tutti”.