Libia. Allarme Unicef: 500mila bambini colpiti dal conflitto. Scuole chiuse e trasformate in centri collettivi

486

Agenpress – “Molte scuole in altre parti di Tripoli sono state chiuse perché gli insegnanti non sono in grado di arrivare a lavoro o i genitori sono riluttanti a mandare i loro figli a scuola, temendo la loro sicurezza. Ci sono attualmente 14 scuole a Tripoli e Azzawiya che sono state trasformate in centri collettivi che ospitano famiglie sfollate”.

L’Unicef Italia lancia l’allarme per 500mila bambini colpiti dal conflitto in corso a Tripoli e nella parte occidentale della Libia”, che fanno parte del milione e mezzo di persone che soffrono per la crisi.

Il portavoce Andrea Iacomini parla di 40 mila sfollati, “siamo fortemente preoccupati per il futuro dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione. Parliamo di oltre 1000 minori tra i 3000 migranti presenti nei centri delle zone di conflitto: hanno già subito ogni tipo di violenza, si teme il peggio”.

“Tra i civili costretti a fuggire dalle proprie case i bambini restano i più vulnerabili. L’anno scolastico è stato interrotto nelle zone colpite dalle violenze, lasciando fuori dalla scuola circa 122 mila bambini in nove comuni nei pressi di Tripoli”.

“Un numero crescente di bambini è a rischio di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti – i peggiori degli ultimi anni – a Tripoli e dintorni”. Si apre con queste parole la nota congiunta, firmata da Henrietta Fore e Virginia Gamba, rispettivamente direttore generale dell’Unicef e Rappresentante speciale del Segretario generale. “Devono essere messe in atto misure di prevenzione per proteggere meglio i bambini, in linea con la risoluzione 2427 del Consiglio di sicurezza”. L’atto del 2018, con cui le Nazioni Unite si sono impegnate a prevenire la condizione dei piccoli nei vari teatri di guerra nel mondo e a garantire “un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi”. E ancora: “Un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree del conflitto”. L’analisi della situazione, fatta da Unicef e Onu, è molto preoccupante: “I bambini intrappolati nelle zone di conflitto rischiano di finire il cibo e perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza”.