Morte Stano. Gli “aguzzini” in carcere “perché famiglie incapaci di educarli e controllarli”

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Agenpress – Antonio Stano “è stato fatto oggetto di un  trattamento inumano e degradante, braccato dai suoi aguzzini, terrorizzato, dileggiato, insultato anche con sputi, spinto in uno stato di confusione e disorientamento, costretto ad invocare aiuto per la paura e l’esasperazione di fronte ai continui attacchi subiti e, di più, ripreso con dei filmati (poi diffusi in rete nelle chat telefoniche) in tali umilianti condizioni”.

Lo scrive la gip Rita Romano nell’ordinanza di custodia cautelare per i due maggiorenni che, assieme a sei minorenni, sono in carcere per le torture inflitte all’anziano, tormentato “con continue vessazioni”. Stano “da anni – prosegue il gip – era oggetto di atti di dileggio e di angherie di varia natura, dagli insulti agli atti vandalici in danno della sua abitazione, più volte violata da gruppi di giovani che vi avvicendavano nell’infierire” contro di lui, “agli atti di violenza fisica e verbale effettivi (calci, pugni, schiaffi, percosse con bastoni, sputi) o soltanto simulati per incutere disorientamento, timore e disperazione nella persona offesa”.
“La misura della custodia cautelare in carcere appare sostanzialmente adeguata alla gravità dei fatti, avendo gli indagati dimostrato notevole inclinazione alla consumazione di reati, totale inaffidabilità e completa assenza di freni inibitori”.

Gli “aguzzini”  avevano “un sincronismo che induce a ritenere che si trattasse di un sistema ormai rodato e ben noto a ciascuno dei partecipanti”.

Dai filmati e dalle indagini compiute dalla Polizia emerge – rileva il giudice – che uno degli indagati “mostra una certa disinvoltura nel fare ingresso per primo all’interno dell’abitazione della vittima dove tutti gli aggressori, in maniera fulminea, raccolgono dei bastoni che si trovano già presso l’appartamento in questione e, senza attendere neppure un secondo, all’unisono incominciano l’azione aggressiva”.