Amministratori sotto tiro: 213 atti intimidatori in quattro mesi. Nel mirino decine di candidati alle Amministrative del 26 maggio

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Agenpress. Fare l’amministratore locale, o candidarsi per farlo, è sempre più rischioso in Italia. Lo attestano i 213 atti intimidatori – una minaccia ogni 13 ore – censiti da Avviso Pubblico dal 1°gennaio al 30 aprile 2019.

Confrontando i casi censiti da Avviso Pubblico nel primo quadrimestre di ciascun anno, dal 2011 – anno della prima edizione del Rapporto “Amministratori sotto tiro” – ad oggi, emerge come il dato del 2019 sia senza precedenti. Mai in passato, infatti, si erano superati i 200 atti intimidatori nei primi 4 mesi dell’anno: furono 177 nel 2018, 183 nel 2017, 164 nel 2016, 169 nel 2015.

Roma, Firenze, Cosenza, Varese, Cagliari, Salerno, Trento, Lecce, Modena, Caserta, Bergamo e Sassari sono alcune delle province coinvolte da minacce rivolte a donne e uomini che concorrono, democraticamente, ad una carica pubblica.

In alcuni casi, come a Parabita (Lecce), Comune chiamato alle urne dopo uno scioglimento per mafia e la gestione straordinaria dei commissari prefettizi, i reiterati atti intimidatori hanno convinto un candidato sindaco a ritirare la propria lista. Una sconfitta non solo per quel territorio, ma per tutto il Paese: una ferita inferta alla nostra democrazia.

A fronte di questa situazione, Avviso Pubblico chiede al Ministero dell’Interno di adoperarsi per garantire sui territori la massima sicurezza a tutti i candidati e alle candidate alle prossime elezioni amministrative e regionali, così come agli amministratori locali già eletti.

In un paese democratico, com’è l’Italia, non è accettabile che chi ricopre, o intende ricoprire, un incarico politico-istituzionale pro tempore, sia esposto a rischi concreti per la propria persona così elevati come sono quelli che emergono da questi dati.

Contro la rabbia sociale, la criminalità politica e quella mafiosa servono fermezza e nessuna tolleranza.