Il Papa ai giornalisti: “In un tempo di troppe parole ostili e fake news, è l’umiltà, che rende liberi”

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Agenpress. In un tempo di troppe parole ostili e fake news, è l’umiltà, che rende liberi, la “chiave di volta” della professione del giornalista, anche se qualcuno potrebbe dire che le caratteristiche fondamentali della professione siano altre come competenza, capacità di scrittura, velocità di sintesi, abilità nel porre le domande giuste.

Lo ricorda il Papa nel discorso sulla comunicazione e sul giornalismo rivolto ieri ai circa 400 membri dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.

Un ampio discorso che si dipana proprio per spiegare la centralità dell’umiltà nel giornalismo: con una comunicazione che sappia costruire e non distruggere, che cerchi la verità e non si accontenti della superficie, che non costruisca stereotipi o slogan, che non smerci disinformazione ma il pane buono della verità. Un’informazione che sappia stare dalla parte delle vittime, dando loro voce, e raccontare anche l’oceano sommerso di bene, senza dimenticare i drammi del nostro tempo.

La ricerca della verità richiede, infatti, umiltà mentre è più facile “non farsi troppe domande”, “accontentarsi delle prime risposte”, di soluzioni scontate che “non conoscono la fatica di un’indagine capace di rappresentare la complessità della vita reale”: “la presunzione del sapere già tutto, è ciò che blocca”. “Giornalisti umili non vuol dire mediocri”, avverte il Papa, ma consapevoli che attraverso tweet, articoli, dirette tv o radio, si può anche fare del male al prossimo e ad intere comunità, se non si è scrupolosi.

Titoli “gridati” possono creare una falsa rappresentazione della realtà così come una rettifica, sempre necessaria quando si sbaglia, non basta a restituire dignità in un tempo in cui “attraverso internet una informazione falsa può diffondersi al punto da apparire autentica”.

L’esortazione del Papa ai giornalisti è, dunque, quella di “resistere alla tentazione di pubblicare una notizia non sufficientemente verificata”. Non bisogna “farsi dominare dalla fretta” ma “trovare il tempo necessario per capire”.

Il giornalista umile cerca di conoscere correttamente i fatti nella loro completezza prima di raccontarli e commentarli. Non alimenta «l’eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano». Non costruisce stereotipi. Non si accontenta delle rappresentazioni di comodo che ritraggono «singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità».

Vi prego, continuate a raccontare anche quella parte della realtà che grazie a Dio è ancora la più diffusa: la realtà di chi non si arrende all’indifferenza, di chi non fugge davanti all’ingiustizia, ma costruisce con pazienza nel silenzio. C’è un oceano sommerso di bene che merita di essere conosciuto e che dà forza alla nostra speranza. In questo raccontare la vita sono molto attente le donne, e vedo con piacere che nella vostra Associazione il contributo femminile è pienamente riconosciuto. Le donne vedono meglio e capiscono meglio perché sentono meglio – conclude il Papa -.