Genova. Cargo con le armi attracca al porto. Filt-Cgil: “non saremo complici”

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Agenpress – La nave cargo battente bandiera della Saudi Arabia carico di armi Bahri Yambu è attraccato stamani verso le 6 al terminal Gmt del porto di Genova. Il collettivo autonomo lavoratori portuali ha raggiunto il terminal e bloccato l’ingresso degli ormeggiatori del porto con lo striscione ‘Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra’ ma gli ormeggiatori sono stati fatti passare via mare e la nave si trova ora all’ormeggio. Anche il presidio indetto dalla Filt Cgil in contemporanea con lo sciopero si trova ora a ponte Etiopia.

“Vogliamo segnalare all’opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen” hanno scritto in un comunicato i segretari Filt Enrico Ascheri ed Enrico Poggi. La Filt questa mattina potrebbe chiedere un incontro con il prefetto Fiamma Spena.

“Oggi siamo qui come lavoratori con il sindacato che ha bloccato tutte le operazioni sulla Bahri Yambu – ha detto Luigi Cianci, delegato Filt Cgil della Compagnia unica – finché non si fa chiarezza sul fatto che a Genova armi non si caricano”.

Il riferimento è, appunto, al generatore elettrico prodotto dalla Teknel di Roma (azienda specializzata nella progettazione, assemblaggio, integrazione e test di sistemi e soluzioni militari) che ha un contratto con la Nato: “Per l’agenzia marittima che ha in consegna il carico – aggiunge – si tratta di un carico civile ma siccome la Teknel ha un contratto con la Nato per noi questa è una zona grigia tra civile e militare”.

“Esiste il fondato pericolo — scrive la Filt-Cgil — che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi d’arma destinati a Paesi in conflitto: armi che possono essere usate come già accaduto per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”. La legge 185 del 1990 vieta il transito sul territorio italiano di armi dirette a Paesi in guerra e responsabili di gravi crimini contro l’umanità”.

“Chiediamo al governo Conte, come fatto con quelli precedenti, di interrompere tutti gli accordi commerciali sugli armamenti con l’Arabia Saudita – spiega Francesca Bisiani per conto della sezione ligure di Amnesty International – in attuazione del trattato internazionale contro il commercio delle armi”.