Decreto famiglia. Tria. Non ci sono coperture. Flat tax solo con tagli spesa

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Agepress – Il  “bonus Renzi” da 80 euro al mese è “tecnicamente sbagliato” e per questo “va riassorbito” nell’ambito di una complessiva riforma fiscale. E’ questa l’opinione del ministro delle Finanze, Giovanni Tria, sulla misura introdotta nel 2014 e poi resa stabile l’anno successivo. Un credito Irpef che va alle persone che guadagnano tra gli 8 mila e i 26.600 euro all’anno, con un meccanismo a calare per l’ultimo intervallo di 2 mila euro di reddito (quindi oltre 24.600 euro).

Secondo l’ultima ricognizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, con oltre 9 miliardi di valore il bonus Renzi è la regina delle cosiddette “spese fiscali”, che nelle prime venti voci assommano un mancato gettito per lo Stato di 46 miliardi di euro.

Sull’ipotesi del vicepremier Salvini che aveva parlato di sforare il 3% nel rapporto deficit-Pil, Tria ha spiegato che “il deficit non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito e il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi. Salvini lo sa bene e non devo spiegare nulla a nessuno. C’è una campagna elettorale in atto”.

Parlando delle coperture del decreto famiglia, Tria ha spiegato che “per ora non sono state individuate. Il provvedimento è stato rinviato. Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato per il reddito di cittadinanza si saprà a fine anno e non adesso. E’ inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate all’anno successivo”.

Riguardo le fonti di finanziamento, inoltre, “sapremo a fine anno e non adesso se si spenderà meno di quanto preventivato” per il reddito di cittadinanza ed “è chiaro come queste spese non si possano portare all’anno seguente”.

 “La stabilità politica è uno dei fattori importanti della crescita, come quella sociale, e quella finanziaria. Abbiamo bisogno di tutte e tre queste stabilità per creare un ambiente per la crescita”, ha spiegato il ministro sollecitato sui dissidi tra i due partiti di governo. Tria, incalzato più volte su questo tema, ha sostenuto che “c’è una campagna elettorale in atto” e ha mostrato ottimismo sulla tenuta dell’esecutivo: ottimismo della volontà e pessimismo della ragione “in questo caso coincidono”.

La flat tax, secondo il ministro dell’Economia, “si può fare facendo delle scelte conseguenti dal lato della spesa. Bisogna vedere come viene fatta e e quale sia il percorso per fare questa riforma fiscale ma è chiaro che non potrà essere fatta tutta insieme. Bisognerà studiare tecnicamente un disegno che sia sostenibile e efficiente e poi la decisione sulla flat tax dipende da altre decisioni correlate: la legge di Bilancio e la politica economica devono essere un tutt’uno coerente. Non si fanno a pezzi”.

“Il bilancio italiano ammonta a circa 800 miliardi – ha precisato – e le scelte politiche sono come collocarli nei vari usi, sono scelte politiche, non tecniche. Si tratta di vedere dove mettere le risorse”. Quanto ai costi “ricordo che esattamente un anno fa si parlava di 50-100 miliardi di costo del contratto di governo, mi pare che alla fine abbiamo approvato una legge di bilancio con un deficit del 2 per cento e una spesa aggiuntiva di circa 10 miliardi, esattamente come stanziato dal governo Renzi per il bonus delle elezioni europee”.

Secondo Tria, è meglio avere più imposte dirette e meno Irpef: “è una mia posizione scientifica ed è un’opinione che riguarda la composizione del prelievo: non ha nulla a che vedere con l’ammontare delle tasse. La risoluzione da una parte chiede di evitare l’aumento dell’Iva dall’altro di mantenere gli obiettivi specificati nel Def. Nella legge di bilancio si dovrà vedere come trovare coperture alternative all’Iva per finanziare tutti i nostri programmi. Questo ha deciso il Parlamento e questo il governo e a questo il mio ministero sta lavorando. Tutto il resto sono chiacchiere”.

Tria si è comunque mostrato più fiducioso sull’andamento economico dei prossimi mesi: “Nella seconda parte dell’anno potremo avere una ripresa più forte e dipende anche da quanto riusciamo a creare fiducia negli investitori e fiducia nei risparmiatori, che così possono utilizzare più reddito per i consumi. Per questo non bisogna creare allarmi per il futuro”.