Casi Umbria e Lombardia, Sabella: “Tangentopoli mai finita”

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Agenpress. “Tangentopoli non è mai finita, si è solo trasformata, per necessità. Non abbiamo più le maxitangenti, ma tante mini mazzette. Il sistema di legalità, in questa fase, è più debole. Un tempo grandi corrotti e corruttori erano, tutto sommato, pochi, oggi, invece, il fenomeno impera in tutta la burocrazia”.

Lo ha detto al quotidiano digitale In Terris il magistrato Alfonso Sabella, a proposito delle indagini sui presunti casi di corruzione in Umbria e Lombardia.

Per frenare il fenomeno, ha proseguito Sabella “basterebbe una legge sola, che però non si farà mai: quella sulla regolamentazione dei partiti. Serve una normativa che fissi regole minime, che capisca come forze politiche in grado di incidere sul presente del Paese debbano essere governate. Fatta questa si potrebbe anche reintrodurre il finanziamento pubblico, ci costerebbe meno”.

Nel corso dell’intervista il magistrato si è concentrato anche sulla lotta alla mafia, che per anni lo ha visto in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli. “Dopo gli arresti, l’azzeramento dell’ala stragista e della sua potenza militare, con il passaggio di consegne da Bagarella a Provenzano Cosa Nostra ha scelto un profilo basso, quasi di sommersione. Da lì lo Stato ha iniziato a sottovalutarla e si sono abbassate le difese. Si è sottovalutata, in particolare, la ‘ndrangheta, che ha raggiunto un livello di crescita preoccupante”.