Cina. 30 anni fa la strage di Piazza Tienanmenn. Ma per il governo furono “disordini politici”, non “repressione”

363

Agenpress – Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese uccisero a Piazza Tienanmen centinaia di persone, mettendo fine alle proteste degli studenti che reclamavano la democrazia. La protesta a piazza Tienanmen era iniziata un mese e mezzo prima, il 15 aprile. In quell’anno, quello della caduta del Muro, molti regimi comunisti furono rovesciati in Europa.

Studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen il 27 Aprile, dove furono raggiunti da operai, intellettuali e funzionari pubblici. A maggio più di un milione di persone riempì la piazza, luogo in cui nel 1949 Mao Zedong aveva dichiarato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Il 20 Maggio il governo impose la legge marziale a Pechino.

Truppe corazzate furono inviate per disperdere i manifestanti. Le forze governative di fronte all’immensa folla presente si ritirarono, poi Deng Xiaoping all’epoca capo della Commissione militare, uno dei maggiori leader del paese, diede ordine di fare fuoco.

Il risultato fu un massacro il cui “bilancio ufficiale” riporta 319 vittime, ma che, secondo la Croce Rossa, le organizzazioni internazionali, i media stranieri e i testimoni furono molti, molti di più. La foto simbolo della protesta è quella di uno studente che da solo e completamente disarmato si para davanti a una colonna di carri armati per fermarli, passato alla storia come il Rivoltoso sconosciuto.

Trent’anni dopo, il ministero della Difesa parla di quei giorni definendo quanto accadde “disordini politici”, non “repressione”. Il portavoce del ministero, Wu Qian, ha detto: “Non sono d’accordo con l’uso del termine ‘repressione'”. “Negli ultimi 30 anni, le riforme, lo sviluppo e la stabilità, e i successi raggiunti in Cina rispondono da sé”.

“Si trattò di una turbolenza politica, il governo centrale prese le misure decisive e i militari presero le misure per fermarla e calmare il tumulto”, precisa il ministro della Difesa, il generale Wei Fenghe. Il tema in Cina è da sempre un tabù. La presenza di Wei allo Shangri-La Dialogue di Singapore, il forum annuale sulla sicurezza in Asia, ha permesso di aprire una finestra: sollecitato su Tienanmen, in vista dell’anniversario del 4 giugno, ha chiesto perché si continui a dire che la Cina “non gestì l’incidente nel modo più appropriato. I 30 anni hanno provato che la Cina ha attraversato importanti cambiamenti”.

Tutto questo è stato possibile perché l’azione del governo “ha potuto beneficiare di stabilità e sviluppo”, ha aggiunto.  Intanto, nella simbolica ricorrenza, la censura ha lavorato a pieno ritmo, ripulendo Internet con gli algoritmi e provvedendo a fermi e arresti preventivi, mentre per i millennial c’è un “vuoto di memoria” frutto della potente e sperimentata arma dell’oblio.