Sblocca cantieri. Di Pietro: “Quello che è accaduto in questo periodo è un po’ da bar Mariuccia più che da governo”

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Agenpress – “Quello che è accaduto in questo periodo è un po’ da bar Mariuccia più che da governo. Non è possibile che un giorno sembra si stiano dando coltellate e il giorno dopo fanno l’amore. E’ un modo di comportarsi poco istituzionale, come quello di parlarsi via social  o tramite dichiarazioni sui media. I cantieri devono essere sbloccati, ma non si può lasciare libertà a ognuno di fare quello che vuole.”.

Lo dice Antonio Di Pietro  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, sullo sblocca-cantieri e la modifica al codice degli appalti.

Già il nostro Paese utilizza le norme sulla gestione dei patrimoni pubblici per fare corruzione, quindi far ripartire i cantieri va bene ma ci sono alcuni punti che vogliono leggere in concreto per verificare fino a quando è possibile fare i subappalti e quant’altro. Il problema di fondo è: puoi fare tutte le norme del mondo, ma se non cambia atteggiamento chi gestisce la cosa pubblica non si va da nessuna parte. C’è un sistema ambientale criminale a tutti i livelli e o curiamo questa malattia o non la curiamo.

Vedo un governo che tutti i giorni dice: faremo. Se le mandano a dire di santa ragione. Poi alla fine dei conti trovano sempre un compromesso perché non vogliono rendersi conto che sono due forze politiche diverse che non possono stare insieme.

Tutti quelli che stanno sperando che tra poco si va alle elezioni si mettano il cuore in pace perché si può cambiare governo ma non parlamento, perché quelli prima che li schiodi dalla sedia ci vuole la bomba. Quanto gli ricapita di rientrare in parlamento?”.

Sul caso Palamara (Csm). “Tutti gli aspetti di rilevanza penale lasciamoli ai magistrati –ha dichiarato Di Pietro-. Fui accusato anche io, ma alla fine furono condannati per calunnia e diffamazione coloro che mi avevano accusato. Io non mi sono mai iscritto ad alcuna corrente della magistratura. Per ridare credibilità al governo della magistratura bisogna eliminare le correnti, perché il magistrato risponde alla legge e alla Costituzione, non ai partiti all’interno della magistratura. Poi ritengo che il Csm non possa essere costituito in questo modo, non ci devono essere persone nominate dal Parlamento, il controllato non può nominare il controllore. Le nomine devono essere fatte per estrazione, meglio così piuttosto che andare a cercare il voto e magari in alcuni casi a comprare il voto. E infine quando c’è un’indagine nei confronti dei magistrati deve essere affidata o a questo nuovo organo indipendente o alla Corte di Cassazione. Quindi ci deve essere una revisione profonda del sistema di comando del Csm. Ermini? Se un magistrato decide di candidarsi in politica poi non può tornare a fare il magistrato”.

Violante parla di questione morale all’interno della magistratura. “In tutte le categorie ci sono persone che non fanno bene il loro dovere e va accertato caso per caso –ha affermato Di Pietro–. La questione morale dice tutto e niente perché offende tutti quelli che ogni giorno fanno il proprio lavoro bene. Ciò che non va bene è il sistema del governo della magistratura. Una funzione fondamentale come quella del magistrato, che non può avere alcuna giacca diversa da quella della Costituzione, affidarla ad un sistema elettivo che presuppone la ricerca del consenso non va bene. La mia proposta è quella di dire: per categorie di magistrati si fanno delle scelte a sorteggio in modo che sia il caso e il destino a scegliere chi deve rappresentarci. Altrimenti c’è la logica del compromesso che può esistere in politica, ma non in magistratura”.