Scandalo Csm, Gherardo Colombo: “Il primo problema è culturale”

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Agenpress. Gherardo Colombo, ex magistrato del pool Mani Pulite, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sullo scandalo che ha coinvolto il Csm. “Il Csm è l’organo previsto dalla Costituzione per garantire l’indipendenza dei magistrati dalle influenze del governo e del parlamento e anche dalle influenze interne, per fare in modo che a ciascun cittadino sia garantita una giustizia imparziale e che il potente non prevalga sul più debole –ha affermato Colombo-.

Sembrerebbe invece che queste nomine che sono molto importanti sarebbero influenzate da persone che non solo non hanno nulla a che fare con la magistratura, ma anzi svolgono attività di carattere politico. Inoltre sarebbero influenzate da persone che non stanno nel Csm, ma che hanno dei contatti con altre persone che svolgono funzioni completamente diverse. Se tutto quello che stiamo leggendo sui giornali fosse vero l’indipendenza sarebbe fortemente intaccata. Il primo problema è culturale.

Ci sono persone che certe cose non le farebbero mai, perché sono convinte che l’indipendenza dei magistrati sia davvero un valore. Ci sono invece persone che ritengono che l’indipendenza possa essere addirittura dannosa per una gestione delle competenze dello Stato. Durante il fascismo i giudici godevano di un’indipendenza limitata, invece la nostra Costituzione cerca di equilibrare i vari poteri dello Stato.

In un Paese come il nostro la cui legislazione parte dal riconoscimento della pari dignità di tutte le persone, ragion per cui l’indipendenza della magistratura è messa al servizio di questo riconoscimento, queste vicende che sono emerse non vanno bene. Il governo è l’erede diretto del potere assoluto, non sopporta tanto i controlli quindi l’attività della magistratura viene vista sempre con sospetto.

In questo Paese facciamo fatica ad esercitare il senso della democrazia, si va verso la sudditanza che verso la cittadinanza. Il suddito cerca sempre il favore del sovrano. Ogni tanto succede che qualche magistrato ci metta anche del suo. Io ho passato 13 anni della mia vita a fare processi nel campo della corruzione e c’erano anche magistrati che venivano processati e condannati”.

 Sulle polemiche riguardo la magistratura polticizzata. “Sembra paradossale, ma succede che fanno politica i magistrati che non sono accusati di fare politica. A me hanno cominciato ad accusarmi di essere un magistrato che faceva politica ai tempi della P2 perché essendo indipendente davo fastidio. Invece facevano politica i magistrati che affossavano le inchieste che io e altri facevamo, quelli però non venivano accusati di fare politica e venivano elogiati”.

Sui magistrati che entrano in politica. “Non penso si possa vietare ai magistrati di svolgere un’attività importante come quella politica. Però secondo me dovrebbe passare un po’ di tempo nel momento in cui uno lascia la magistratura ed entra in politica e dovrebbe essere una scelta definitiva. Chi entra in politica da magistrato deve dimettersi e non mettersi in aspettativa”.