Kazakistan: arrestati cinque osservatori dei diritti umani nel giorno delle contestate elezioni presidenziali

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Agenpress – La FIDU – Federazione Italiana Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per l’arresto avvenuto domenica 9 giugno in Kazakistan di 5 dei propri osservatori, nella capitale Nur-Sultan (ex Astana) e ad Almaty, principale città del Paese. I cittadini del Kazakistan Maksat Mukarov, Zhanbota Alzhanova, Aygerim Mukhamedzhanova, Aliya Izbassarova e Danyar Khassenov sono membri della missione di monitoraggio dei diritti umani organizzata dalla FIDU in Kazakistan, che segue da anni la situazione del Paese, e avrebbero dovuto monitorare proprio i fermi, le detenzioni e i procedimenti giudiziari che appaiono politicamente motivati.

Gli osservatori della FIDU sono fra le circa 1500 persone fermate e sottoposte a detenzione arbitraria per avere protestato pacificamente o documentato le proteste in occasione dell’elezione predeterminata del presidente della Repubblica del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev, mentre rimane sostanzialmente al potere (con la qualifica di “leader della nazione” e presidente del Consiglio di Sicurezza statale) Nursultan Nazarbayev, presidente dal 1991 fino alle sue dimissioni formali nel marzo di quest’anno. La FIDU ha ricevuto informazioni di arresti a Nur-Sultan, Almaty, Shymkent, Aktobe, Semey e in altre città del Kazakistan.

L’osservatore della FIDU Maksat Mukarov è stato sottoposto a Nur-Sultan ad arresto amministrativo per 10 giorni. Gli osservatori Zhanbota Alzhanova, Aygerim Mukhamedzhanova, e Aliya Izbassarova sono stati fermati la sera tardi il 9 giugno a Nur-Sultan, dopo il loro arrivo alla stazione di polizia di Baikonur per condurre il monitoraggio dei manifestanti detenuti. L’osservatore Danyar Khassenov è stato invece fermato ad Almaty. Tutti rischiano l’arresto amministrativo fino a 15 giorni ed altre misure repressive.

La Federazione Italiana per i Diritti Umani chiede la liberazione immediata dei suoi osservatori in Kazakhstan, evidenziando che essi sono stati fermati mentre agivano come difensori dei diritti umani e pertanto – in particolare secondo la Dichiarazione ONU del 1998 sui Difensori dei Diritti Umani – dovrebbero non solo potere svolgere liberamente il proprio compito, ma essere pienamente rispettati e protetti da ogni Stato.