Uno, nessuno e centomila…like. L’io frantumato al tempo dei social

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Agenpress. Vitangelo Moscarda, il protagonista di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, scopre a un certo punto della sua esistenza che il suo io non è così affermato e completo come immaginava.

L’uomo non è monolitico, ma pieno di variabili e intrecciato a comportamenti che possono essere giudicati in maniera diversa dagli altri. Per Pirandello esistono a volte maschere che si mettono e tolgono in base alle circostanze. “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” affermava lo scrittore.

Oggi le maschere si indossano con l’ausilio sempre più invasivo delle nuove tecnologie. L’identità è influenzata non da ciò che siamo ma da come vorremmo  apparire. I social e i luoghi virtuali ci permettono di essere ciò che vogliamo che gli altri vedano o pensino di noi. Siamo condizionati dalla popolarità e dal numero di ammiratori, seguaci, o followers delle nostre foto e delle nostre frasi, video e altro ancora.

Una visione di noi stessi che proiettiamo agli altri probabilmente distorta e diversa da quello che mostreremmo nelle interazioni sociali reali. Quando aggiorniamo il nostro profilo con la nuova foto, facciamo caso a chi ha visto quello che abbiamo inserito e gli eventuali apprezzamenti. Tradotto il numero dei famosi like.

Essere ignorati per alcuni diventa motivo di sconforto, delusione o di tradimento. Invece quando gli altri pigiano sui like, i cuoricini, le faccine che ridono, allora rispondiamo agli ammiratori che sono troppo buoni, troppo gentili. che non “ci vedono bene” e altre frasi condite di falsa modestia. Non riusciamo più a distinguere la vita reale da quella digitale.

I tempi odierni sono lame che tagliano e chi è solo è più solo che mai: i  quotidiani fatti di cronaca raccontano di persone non più preparate mentalmente ed emotivamente alla fine (anche triste) di una relazione o di un’amicizia e a ricominciare daccapo la loro esistenza. Nello stesso tempo nemmeno disposte a cambiare, a “molare” le imperfezioni o eliminare le incrostazioni caratteriali che forse da tempo avvelenano gradualmente il morale e la vita dell’altra parte. Risultato: odio esternato in diversi modi e vendetta purtroppo anche fisica su chi è colpevole di continuare a vivere anche senza di noi.

La vita reale spesso dicevamo è molto diversa da chi passa il suo tempo a leggere e guardare quello che dicono e fanno gli altri sullo smarthpone. Ci si rimproverava tempo fa, di girare il mondo e non far caso al bellissimo colore verde del filo d’erba cresciuto dietro casa. Almeno si andava in giro a guardare qualcosa o perlomeno, ci si interessava di qualcosa.

Oggi si possono conoscere migliaia di persone virtualmente, ma non avere amici sinceri, cosa peraltro nemmeno semplice da realizzare di per sé. Si può interagire digitalmente con una moltitudine di “entità” ma non prestare attenzione ad alcuno. Nessuno si sogna più di ascoltare il vecchio che racconta anche pedantemente e chissà forse esagerando, la guerra, le fucilazioni, la fame, le ferite e come è scampato alla morte. Tutto insopportabilmente noioso e tempo sprecato per il giovane o “utente” odierno, che non può fare a meno di consultare le notifiche ogni cinque minuti.

Chissà cosa penserebbe oggi Pirandello. Aggiornerebbe il suo saggio sull’umorismo adattandolo alla situazione corrente? Non lo sappiamo. Di certo confermerebbe in pieno la sua ironica e amara riflessione sulla vita umana costellata dalla menzogna, dalla vanità e dallo sfacelo spirituale che oggi ha raggiunto il picco massimo. Anzi nel suo romanzo più noto il protagonista potrebbe ancora frantumarsi in centomila personalità, ma questa volta aspettare e sperare di ricevere i corrispondenti… centomila like.

di Roberto Guidotti – Fonte: www.la-notizia.net