Papa: “I poveri ci salvano perché ci permettono di incontrare il volto di Gesù Cristo”

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(AP Photo/Gregorio Borgia)

Agenpress. Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Giudicati spesso parassiti della società, ai poveri non si perdona neppure la loro povertà. Il giudizio è sempre all’erta. Non possono permettersi di essere timidi o scoraggiati, sono percepiti come minacciosi o incapaci, solo perché poveri.

E ” dramma nel dramma” dichiara il Papa, ai poveri di oggi è tolta anche la speranza di “vedere la fine del tunnel della miseria”, tanto che si è giunti anche a “teorizzare e realizzare un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza”. I poveri “trattati con retorica”, “sopportati con fastidio”, ” braccati” come in una “battuta di caccia”, non desiderano alla fine altro che diventare “invisibili”, “trasparenti”:

Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto… Ogni eventuale possibilità offerta, diventa uno spiraglio di luce; eppure, anche là dove dovrebbe registrarsi almeno la giustizia, spesso si infierisce su di loro con la violenza del sopruso. Sono costretti a ore infinite sotto il sole cocente per raccogliere i frutti della stagione, ma sono ricompensati con una paga irrisoria; non hanno sicurezza sul lavoro né condizioni umane che permettano di sentirsi uguali agli altri. Non esiste per loro cassa integrazione, indennità, nemmeno la possibilità di ammalarsi.

Con un appello specifico il Papa si rivolge quindi ai volontari che “per primi hanno intuito l’importanza dell’attenzione ai poveri” e chiede loro uno scatto nella dedizione, nel ” cercare ciò di cui ogni poveri ha veramente bisogno”, “la bontà del loro cuore” al di là di culture, dei “modi di esprimersi”. Ciò richiede di mettere da parte “le divisioni che provengono da visioni ideologiche o politiche”:

I poveri prima di tutto hanno bisogno di Dio, del suo amore reso visibile da persone sante che vivono accanto a loro, le quali nella semplicità della loro vita esprimono e fanno emergere la forza dell’amore cristiano. Dio si serve di tante strade e di infiniti strumenti per raggiungere il cuore delle persone. Certo, i poveri si avvicinano a noi anche perché stiamo distribuendo loro il cibo, ma ciò di cui hanno veramente bisogno va oltre il piatto caldo o il panino che offriamo. I poveri hanno bisogno delle nostre mani per essere risollevati, dei nostri cuori per sentire di nuovo il calore dell’affetto, della nostra presenza per superare la solitudine. Hanno bisogno di amore, semplicemente.

A questo proposito il Papa rimarca quanto poco basti per “restituire la speranza” e quale “forza salvifica” ci sia nei poveri, una forza visibile e sperimentabile con la fede e non con gli “occhi umani”:

A volte basta poco per restituire speranza: basta fermarsi, sorridere, ascoltare. Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti. I poveri sono persone a cui andare incontro: sono giovani e anziani soli da invitare a casa per condividere il pasto; uomini, donne e bambini che attendono una parola amica. I poveri ci salvano perché ci permettono di incontrare il volto di Gesù Cristo.