Bce. Draghi: “In assenza di miglioramenti necessari ulteriori stimoli”

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Agenpress – Lo spread fra il Btp decennale e il Bund segna il minimo dallo scorso aprile dopo le parole di Mario Draghi. Il presidente della Bce, ha detto che ulteriori tagli dei tassi restano fra le opzioni disponibili, che che il quantitative easing (QE) ha ancora spazio.  Guardando in prospettiva, i rischi per l’outlook rimangono orientati al ribasso e gli indicatori per i prossimi trimestri puntano a una debolezza persistente”.

Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi nel suo discorso introduttivo al Forum Bce on Central Banking a Sintra. I rischi che sono stati prominenti per tutto l’ultimo anno – ha aggiunto Draghi – in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità  dei mercati emergenti non sono scomparsi e continuano a pesare in particolare sul settore manifatturiero.

“In assenza di miglioramenti, tali che il ritorno sostenuto dell’inflazione verso il nostro obiettivo sia messo a rischio – ha detto Draghi – sarà necessario ricorrere a ulteriori stimoli”. “Nelle prossime settimane – ha aggiunto – il Consiglio direttivo delibererà in che modo i nostri strumenti possono essere adattati alla severità del rischio alla stabilità dei prezzi. Manteniamo la capacità di rafforzare la nostra forward guidance modificando il suo bias e la sua condizionalità per tener conto delle variazioni negli aggiustamenti del percorso di inflazione”.

Questo si applica, ha detto, a tutti gli strumenti di politica monetaria. “Ulteriori tagli dei tassi di interesse e misure per mitigare eventuali effetti negativi rimangono parte dei nostri strumenti e il programma di acquisto di bond ha ancora considerevole spazio a disposizione”.

“Inoltre – ha aggiunto Draghi – il Trattato richiede che le nostre azioni siano sia necessarie che proporzionate allo scopo di rispettare il nostro mandato e conseguire il nostro obiettivo, il che implica che i limiti che noi stabiliamo per ciò che riguarda i nostri strumenti sono specifici in relazione alle contingenze che ci troviamo ad affrontare. Se la crisi ci ha insegnato qualcosa, è che noi useremo tutta la flessibilità disponibile entro il nostro mandato per rispettare il nostro mandato e lo faremo ancora in futuro per rispondere a qualsiasi sfida all’obiettivo di stabilità dei prezzi”.

Tutte queste opzioni, ha ricordato Draghi, sono state sollevate e discusse nel corso del nostro ultimo meeting. “Ricreare spazio fiscale aumentando l’output potenziale attraverso riforme e investimenti pubblici e rispettando il quadro fiscale europeo aiuterà a preservare la fiducia degli investitori nei paesi con un alto debito pubblico, bassa crescita e uno spazio fiscale limitato”.

L’occupazione nell’area dell’euro ha raggiunto livelli record e in tutti i paesi dell’area dell’euro tranne uno (l’Italia) supera il livello del 1999. “Tuttavia le persistenti debolezze istituzionali della nostra unione monetaria non possono essere ignorate se non a rischio di danneggiare seriamente ciò che è stato realizzato. La logica suggerirebbe che quanto più le nostre economie saranno integrate, tanto più veloce dovrebbe essere il completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali”». Il cammino iniziato venti anni fa, ha concluso Draghi, è stato lungo e sebbene non sia finito e abbia portato a risultati in taluni casi non uniformi, ha tuttavia rafforzato la convinzione dei nostri popoli “che è solo attraverso più Europa che le implicazioni di questa integrazione possono essere gestite”.