Bce. Nuovi stimoli per l’economia? L’ira di Trump contro Draghi. Concorrenza sleale

309

Agenpress –  Donald Trump  contro Mario Draghi, sostenendo che il calo dell’euro rispetto al dollaro, provocato dai commenti del governatore della Banca centrale europea su possibili nuove misure di stimolo all’economia, può favorire in modo iniquo l’Europa nei confronti degli Stati Uniti. “Mario Draghi – ha scritto su twitter – ha appena annunciato nuovi stimoli in arrivo, cosa che ha immediatamente fatto scivolare l’euro contro il dollaro, rendendo più facile la concorrenza sleale delle aziende europee contro quelle americane. Sono andati avanti così per anni, come la Cina e altri”. Dopo le parole di Draghi l’euro in effetti è sceso sotto quota 1,12.Tuttavia, nell’ultimo anno si è svalutato di poco più del 3% sulla valuta americana e si trova più o meno allo stesso livello di 3 anni fa.

Trump va all’attacco di  Draghi, dopo aver annunciato che “il programma di acquisto di asset”, ovvero il quantitative easing, “ha ancora uno spazio considerevole” e che “ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti” a disposizione dell’Eurotower. Sono bastate queste parole per scivolare lo spread sotto i 250 punti base, segnando il minimo dallo scorso aprile.  E ancora: “I mercati europei sono cresciuti dopo le dichiarazioni (ingiuste per gli Stati Uniti) fatte oggi da Mario D!”.

Draghi ha comunque messo in guardia sulle prospettive dell’economia europea. “Guardando in avanti, lo scenario dei rischi rimane negativo, e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente. Non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”ha detto, notando che “il trascinarsi dei rischi ha pesato sull’export, specie sull’industria manifatturiera”.

Draghi ha parlato anche di euro. “E’ stato introdotto venti anni fa al fine di isolare il mercato unico da crisi valutarie e da svalutazioni competitive che minacciavano la sostenibilità dei mercati. Era anche un progetto politico che, basandosi sul successo del mercato unico, avrebbe portato a una maggiore integrazione dei suoi Stati membri. In entrambi i casi, la visione dei nostri antenati ha ottenuto buoni risultati – ha detto Draghi – Immaginate dove sarebbe il mercato unico oggi, dopo la crisi finanziaria globale e a fronte del crescente protezionismo, se tutti i paesi europei fossero stati liberi di adeguare i loro tassi di cambio. Invece, le nostre economie si sono integrate, sono diventate convergenti e hanno affrontato la più grave sfida dalla Grande Depressione”.