Ponte Genova. La mani della camorra sulla demolizione. Arrestate due persone

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Agenpress – La “Tecnodem”, era una delle 92 società che finora hanno lavorato nel mega cantiere di Ponte Morandi.

Aveva lavori in subappalto per centomila euro nell’ambito delle opere di demolizione del ponte, in corso in queste settimane. Ma le indagini degli uomini della Direzione investigativa antimafia, sulla base dei primi accertamenti di carattere amministrativo, avevano consentito agli inquirenti di emettere già maggio scorso un’interdittiva a carico dell’azienda, che era così stata estromessa dai lavori.

All’apparenza, l’impresa Tecnodem S.r.l. aveva tutte le carte in regola. Ma l’azienda che si occupa di demolizione di materiale ferroso, con base a Napoli, secondo la Direzione investigativa antimafia, aveva qualcosa da nascondere. Perché l’amministratrice e socia unica dell’impresa con una decina di dipendenti, Consiglia Marigliano, non solo non aveva alcuna esperienza in quel campo. La signora in questione è consuocera di un 65enne, Ferdinando Varlese, che sotto l’ambito penale ha un “curriculum” di tutto rispetto. A 65 anni può vantare, fra le altre, due condanne per associazione a delinquere (nel 1986) e per estorsione tentata in concorso (nel 2006) in cui i giudici di Napoli hanno cristallizzato i suoi legami con la camorra, in particolare con la famiglia “D’Amico”, con la quale è pure imparentato.

Per questo gli amministratori  sono stati arrestati dalla Dia nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Genova. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip nei confronti dell’amministratore di fatto e di una donna, considerata un prestanome. Dalle indagini è emerso che l’amministratore era contiguo a clan camorristici. La società era già stata esclusa dai lavori lo scorso maggio.

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