Bellanova: “No all’utero in affitto. I corpi femminili non sono macchine produttive”

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Lettera aperta di Teresa Bellanova al Segretario Cgil Maurizio Landini

Agenpress. “No all’utero in affitto. No alla gestazione per altri / altre. No allo sfruttamento dei corpi femminili considerati esclusivamente macchine produttive”.

Sono già tantissime, sul profilo fb della Senatrice Teresa Bellanova, le condivisioni e le sottoscrizioni della lettera aperta inviata stamane al Segretario Cgil Maurizio Landini, in concomitanza con il convegno ‘Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019’ nella Sala Santi della Cgil, sollecitando una chiara presa di posizione in materia.

“Poiché non ho ancora ascoltato la tua voce in merito”, scrive tra l’altro Teresa Bellanova, “e non ho ancora capito se la posizione – espressa a più riprese pubblicamente – dai promotori del Convegno coincida in tutto o in parte con quanto pensa la Cgil come corpo sociale organizzato sul tema delicatissimo e per nulla marginale della procreazione per altri / altre, non la farò molto lunga: la possibilità di un figlio nel 2019 non può equivalere a legittimare, peggio pretendere per norma, l’affitto degli uteri né tantomeno equivalere a confondere il desiderio, non negoziabile, di maternità / paternità con il ripristino della vecchia scena servo / padrone legittimando una idea proprietaria del corpo delle donne (quelle i cui corpi vengono affittati con correlato di obblighi inderogabili) e dei figli (quelli i cui corpi vengono amorevolmente acquistati)”.

E ancora: “Contro l’utero in affitto da tempo il movimento nazionale e internazionale di donne dice parole chiarissime, chiedendone l’abolizione universale. Noi, che difendiamo la dignità degli esseri umani, stiamo invece legittimando questa pratica? Stiamo dicendo alle donne, a tutte le donne ma soprattutto a quelle in stato di bisogno, quelle più povere, quelle costrette a questa pratica come unico mezzo di sostentamento, quelle che per questo espongono la loro vita a rischi altissimi: nessun problema a considerarvi merce, mezzi di produzione con nessun diritto sul prodotto. E contemporaneamente stiamo anche affermando, dunque legittimando, che i figli possano anche non essere il frutto di relazioni dove i soggetti si sentano e siano pienamente liberi ma di relazioni violentemente asimmetriche dove l’unico elemento regolatore è il denaro (non il desiderio, si badi bene) da una parte e il bisogno economico dall’altro?”.