Governo. Aduc. Salvini e i dazi

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Agenpress – Nel medioevo il dazio era una tassa che gravava sulle merci in transito da un Comune all’altro, anche all’interno di uno stesso Stato. Oggi è applicato a beni provenienti da nazioni con le quali non è stato stipulato, in tutto o in parte, un accordo commerciale.

Prevalentemente i dazi riguardano beni di importazione, con l’applicazione di una tassa, quasi sempre per avvantaggiare la produzione nazionale rispetto a quella estera.

In ambito comunitario la competenza sui dazi è dell’Unione europea, considerata come entità commerciale unica.

A proposito di dazi abbiamo sentito una dichiarazione del vicepremier Matteo Salvini che, nell’incontro con il vicepresidente americano Mike Pence, ha dichiarato: “Conto che le aziende italiane possano essere al riparo dai dazi. Se così non sarà per altri Paesi europei, è un problema loro”.

Insomma, “Prima l’Italia”.

Qualcuno dovrebbe informare Salvini che i dazi, in questo caso  americani, si applicano a tutti i Paesi della Ue. Se il presidente americano Trump vuole mettere i dazi sulle auto tedesche, allo stesso modo scatteranno per quelle italiane.

Dunque, di cosa gioisce?

Eppure, Salvini è stato 10 anni nel Parlamento europeo, ben pagato dai contribuenti, e dovrebbe sapere che i dazi sono competenza comunitaria.

Se gli venisse l’idea di uscire dalla Ue, dovrebbe sapere che gli scambi commerciali dell’Italia verso i Paesi della Ue sono maggiori di quelli extra Ue e, in caso di Italexit, verranno applicati i dazi nei confronti dei beni italiani mettendo in ginocchio la nostra economia, quindi l’Italia.

Salterebbe così la salviniana pubblicità: “Prima l’Italia”.

Come abbiamo scritto, Salvini è stato nel Parlamento europeo per 10 anni, due legislature. Che cosa abbia imparato non è dato di sapere.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc