Sea Watch. Arrestata la comandante Carola Rachete. I migranti sbarcati all’alba

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Agenpress  Dopo 17 giorni in mare la Sea Watch  è attraccata al molo commerciale di Lampedusa.  E’ entrata nel porto senza autorizzazione preventiva, invocando lo stato di necessità.  Dopo un’ora i finanzieri sono saliti a bordo ed hanno arrestato la capitana, portandola via con l’accusa di “resistenza o violenza contro nave da guerra”.

All’alba è arrivata l’autorizzazione e i 40 migranti sono scesi finalmente a terra e sono stati portati nel Centro di contrada Imbriacola.

“Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà”: questo il testo dell’Articolo 1100 del codice della navigazione.

La comandante è stata infatti arrestata in flagranza di reato per violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede una pena dai tre a 10 anni di reclusione. A Carola Rackete potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza, speronata dalla nave durante la manovra di attracco.

La comandante  potrebbe adesso essere trasferita nel carcere di Agrigento in attesa delle decisioni della Procura di Agrigento che coordina l’inchiesta.

Una motovedetta della Guardia di Finanza aveva provato ad ostacolare l’ingresso della Sea Watch nel porto, ma il tentativo è durato poco. Mentre la capitana manovrava la nave entrata di poppa la motovedetta si è spostata lungo la banchina e andava avanti e indietro cercando di impedire l’attracco. La nave, però, ha proseguito nella manovra di accostamento rischiando di schiacciare l’imbarcazione dei finanzieri.

“La comandante Carola non aveva altra scelta – dice Giorgia Linardi, portavoce di Sae Watch Italia – da 36 ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato”. “E’ stata una decisione disperata – dicono i legali della Ong tedesca Leonardo Marino e Alessandro Gamberini – per una situazione che era diventata disperata”.