Emanuela Orlandi? Capaldo: “Alcuni della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto”

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Emanuela Orlandi

Agenpress – “Bisogna porsi da due prospettive. Dalla prospettiva dell’attività mentre veniva svolta, si coglievano strani legami tra alcuni personaggi della criminalità e alcuni personaggi politici. Però questi legami venivano, non si sa se intenzionalmente o meno, sottovalutati dalla polizia giudiziaria. Quindi si procedeva per camere stagne. Nella prospettiva più storica, sembra molto evidente come il terrorismo nero sia stato strumentalizzato da alcune parti della politica e come vi siano collegamenti tra terrorismo nero e criminalità organizzata”.

Il magistrato Giancarlo Capaldo, noto per i processi sulla banda della Magliana, sul terrorismo nero e sui crimini contro l’umanità delle dittature sudamericane, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, sui legami tra politica e terrorismo nero. 

Riguardo la Banda della Magliana e il caso di Emanuela Orlandi. “Alcuni della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto –ha dichiarato Capaldo-. Nel momento in cui è avvenuto il caso della Orlandi, nel 1983, la Banda della Magliana era molto forte, sostanzialmente la struttura criminale maggiore che esisteva a Roma. Le dichiarazioni di Sabrina Minardi però non hanno portato alla luce le responsabilità della banda nella vicenda Orlandi, bensì le responsabilità di De Pedis. Questo significa che la banda della Magliana come tale agiva in modo molto disordinato e si è autodistrutta da sola. Ritengo che le dichiarazioni di Minardi che chiamano in causa la Banda della Magliana per il caso Orlandi abbiano un cuore di verità, quindi che vi sia stata una partecipazione di De Pedis e di alcuni altri personaggi indicati dalla Minardi nella vicenda Orlandi. Questa è la mia valutazione che però non è stata seguita ufficialmente dalla Procura di Roma che ha archiviato il caso. L’archiviazione è sintomo che non c’erano sufficienti elementi per andare avanti, non è sintomo di innocenza”.

 

Sulla mafia a Roma. “A Roma esistono certamente organizzazioni mafiose, ogni organizzazione mafiosa ha una sua ambasciata nella capitale. Esistono organizzazioni riferibili a Cosa Nostra, Ndrangheta, Camorra e altre organizzazioni mafiose estere. E’ una realtà sottovalutata. Sotto il profilo dell’organizzazione criminale romana, oggi con più difficoltà si può rinvenire un’organizzazione con caratteristiche mafiose come ai tempi della banda della Magliana. Oggi le organizzazioni criminali, pur essendo molto pericolose, mi pare non riescono per autorevolezza ad imporsi come sistema. Il sistema criminale attualmente a Roma è di carattere mafioso, ma è molto più ampio culturalmente rispetto alla banda della Magliana. La banda della Magliana non solo era un sistema, ma aveva un linguaggio proprio. Il linguaggio usato dalla banda, che nasceva da Trastevere e Testaccio, era particolarissimo, utilizzava un pensiero di quartiere che faceva molta presa. Quando ho interrogato molti di questi esponenti della banda, il linguaggio aveva un’efficacia espressiva inusitata. I libri e il film sulla Banda della Magliana riportano quel tipo di linguaggio, però dal mio punto di vista la Banda della Magliana di eroico non ha nulla. Sono persone spesso devastate sul piano umano, devastate dalla vita. Pensare ad un’elaborazione culturale avente come matrice la Banda della Magliana è un grave errore”.

 

Sull’operazione Condor. “Questa storia riguarda ben 7 Paesi sudamericane, coinvolge 23 vittime italiane, ma in realtà abbiamo toccato migliaia di vittime. E’ un processo dalle fortissime emozioni umane e personali, soprattutto è un processo che ha consentito di ricostruire alcune vicende storiche. L’importanza di questo processo non è solo aver riconosciuto vicende e responsabilità. Il processo italiano ha avuto un’importanza fondamentale anche per il Sud America, perché grazie al processo italiano la magistratura sudamericana ha rivisto la propria storia”.