Scuola, tra Nord e Sud resta il divario della formazione

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Agenpress. Il notevole divario nel campo socio-economico, istituzionale e, sopratutto, nel campo dell’istruzione, è ancora distinto quanto evidente tra le regioni del settentrione con quelle del meridione. Difficile non ricordare quella scellerata modifica del governo Renzi il quale depredò i fondi scolastici al Sud per equilibrare il Jobs Act al Nord, che con l’avvento del ‘Governo del Cambiamento’ nulla è cambiato soprattutto nei confronti della scuola. Renzi nella sua ‘riforma’ della scuola nemmeno tentò di sanare il divario sull’istruzione.

Sebbene quel piano sia rimasto invariato, con l’avvento del governo Lega-M5S i 3,5 miliardi del Piano di azione e coesione destinati al Mezzogiorno si sono persi nelle casse istituzionali del Nord penalizzando, appunto, tutto il Sud. Ad esempio in Puglia, Campania e Calabria sono stati revocati 730 milioni di euro destinati a 549 interventi su scuola, efficientemente energetico, cultura e turismo, rigenerazione urbana e politiche sociali.

A lanciare l’allarme non solo sono gli stessi dirigenti scolastici, i quali sottolineano la mancanza del Governo Conte incline a limitare quella legittimazione di finanziare l’economia del Nord dove il Governo continua a concentrare gli investimenti e lo sviluppo, ma persino le organizzazioni industriali lamentano la carenza di professionalità e la scarsa concentrazione per uno sviluppo maggiore del Mezzogiorno.

Il progetto ‘Grande piano per il Sud’, il quale tra l’altro convince poco acclamato dal vicepremier Luigi Di Maio, potrebbe essere varato, a quanto pare, nel caso si arrivasse a dare il via libera all’autonomia differenziata e condizionata. Un progetto che si troverebbe con problematiche di formazione.

Secondo i dati ISTAT, al Sud le persone che hanno al massimo il diploma di terza media sono il 32,7% di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni a fronte del 16,4% medio in Ue (36,2% nelle isole) mentre coloro che in questa fascia di età hanno una laurea sono appena il 21,3% (il 20,9% nelle Isole) contro il 40,7% medio in Ue.

In talia è in media più alta la percentuale di abbandono scolastico (14,5% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni a fronte del 10,6% medio in Ue), soprattutto a causa dell’alto tasso registrato tra i ragazzi sardi (il 23%) e siciliani 22,1%). La stessa alternanza scuola-lavoro, che dal 2005 i governi hanno cercato di potenziare e di incentivare (anche se dall’attuale esecutivo è stata dimezzare l’orario di lavoro), al Meridione si svolge spesso con difficoltà, a causa quasi sempre del basso numero di aziende e industrie in grado di recepire giovani in formazione. Sostanzialmente siamo ancora molto lontani dall’obiettivo di Lisbona dell’80% di diplomati nel 2020, e disperdiamo risorse anche con i ragazzi che non completano l’obbligo scolastico o addirittura non arrivano al terzo anno della scuola secondaria di primo grado.

Alla stregua dei dati appena citati, invertire questa tendenza nei prossimi anni sarà molto difficile. Perché intanto questa situazione – fa male dirlo – ha riprodotto una scuola di classe (al Nord) per ricchi del Sud completamente separata da quella per i meno abbienti, che rimangono a casa. Alla faccia della ‘Buona Scuola’.

Giuseppe Gallinella