Ance. Il Paese è fermo, 54 mld opere bloccate, persi 842.000 posti lavoro

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Agenpress – “Il paese è fermo: questa è la verità e la priorità da affrontare.  I dati sono sotto gli occhi di tutti, non solo non migliorano ma peggiorano”.

Così il presidente dell’ Ance Gabriele Buia che manifesta “grandissima preoccupazione”,  sottolineando che la filiera delle costruzioni è lunghissima ed “attiva l’80% dell’economia”. “Per gli appalti servono regole semplici e senza deroghe”.
“Senza edilizia non c’è crescita” dice il presidente Buia ricordando che la filiera del settore è larghissima e che costruzioni, immobiliare e l’indotto delle compravendite rappresentano il 22% del Pil.

Le 600 opere infrastrutturali bloccate in Italia per una cifra di 54 miliardi provocano una perdita di 842 mila posti di lavoro e 191 miliardi di mancate ricadute sull’economia.

La crisi ha minato profondamente il settore che ha perduto in 10 anni il 35% del valore della produzione, scesa oggi sotto i 120 miliardi dagli oltre 200 precrisi e che arranca con un ritmo di crescita nettamente inferiore rispetto agli altri paesi europei: l’1% contro il 6% della media Ue e l’11% della locomotiva tedesca. Dal 2008 ad oggi si sono persi 600 mila addetti, 120 mila imprese ed il settore ha perso il 70% degli affidamenti bancari.

Ma per azionare la leva dell’edilizia che oltretutto agisce al 70% sul mercato interno è necessario un cambio di passo importante. Buia cita il modello spagnolo con il governo che nel 2010 in piena crisi stanzio 13 miliardi in due anni per i comuni per piccole e medie infrastrutture. “la leva ha funzionato e la Spagna cresce a ritmi ben lontani da quelli italiani”. Un principio, “poche regole ma certe” e due i capisaldi degli interventi: sbloccare le risorse snellendo la burocrazia e rinnovare profondamente con un ricambio generazionale la pubblica amministrazione, vecchia e poco adeguata.

L’Ance definisce un ‘Idra a 8 teste’ la nuova governance sugli investimenti in Italia, con 8 tra comitati e strutture che dovrebbero essere trasformare in un’unica struttura in grado di gestire l’uso delle risorse dopo le delibere del Cipe. Inoltre, la “pubblica amministrazione è depotenziata, serve un ricambio perchè senza un p.a adeguata il paese cresce a rilento”.